Nascita e sviluppo di un sindacato industriale:
 La FIOM di Genova.
 A cura di Enrico SAMUNI.

 

Verso la metà del XIX secolo Genova aveva una popolazione di circa 125 mila abitanti (circa 100 mila stabili divisi in 21 mila famiglie e circa 25 mila costituenti la popolazione occasionale e di passaggio) e si estendeva dalla Lanterna fino al Ponte Pila e ai bastioni fronteggianti il Bisagno, ripartendosi nei sestrieri del Molo e della Maddalena, di Portoria, di Pre, di S. Vincenzo e di S. Teodoro.

Erano fuori dalla sua cerchia i sei Comuni che le furono aggregati nel 1874 (Foce, San Francesco, San Fruttuoso, San Martino, Marassi e Staglieno) e i diciannove annessi nel 1926 (Apparizione, Bavari, Bolzaneto, Borzoli, Cornigliano, Molassana, Nervi, Pegli, Pontedecimo, Pra, Quarto, Quinto, Rivarolo, Sampierdarena, San Quirico, S.Ilario, Sestri Ponente, Struppa e Voltri)

La popolazione della provincia, il cui territorio corrispondeva pressappoco a quello del circondario dopo l’unità, assommava a 285 mila abitanti.

1846   Industrializzazione

Nasce l’opificio Balleydier in Sampierdarena, stabilimento della lavorazione dei metalli, costruzione macchine e officina meccanica.
Giuseppe Westerman, ingegnere inglese, impianta a Sestri Ponente una officina per la costruzione di macchine idrauliche.

1847    Industrializzazione

Con l’aiuto del Governo Piemontese sorge, in Sampierdarena, lo stabilimento Taylor e Prandi allo scopo di produrre i materiali occorrenti alla costruzione e all’esecizio della Ferrovia Genova Torino.

1848   Origini del movimento operaio del genovesato

Negli anni precedenti la classe lavoratrice era rimasta sotto la direzione della borghesia che aveva manifestato propositi liberali. Spente dalla reazione le speranze che i moti del ’48 avevano suscitato, Genova negli anni successivi fu la città in cui si manifestò un’ampia circolazione di idee. Tra queste il programma sociale Mazziniano fondato sull’associazionismo.
A Genova operava la Consociazione Operaia Genovese alla quale aderirono più di venti società; a Sampierdarena si sviluppò l’Associazione Generale di Mutuo Soccorso; a Voltri varie società diedero vita alla Consociazione Operaia Voltrese.

1851-53  Informazione e Stampa

A favore dell’associazionismo svolsero un’importante attività i fogli “Il Povero”, “L’Associazione”, “Il Lavoro”,”Libertà-Associazione”,”Associazione e Lavoro”.

1853   Industrializzazione

In Sampierdarena lo stabilimento più importante del settore era il Meccanico, già appartenuto alla Taylor e Prandi e rilevato nel 1853 dalla Società Gio. Ansaldo & C., il capitale della quale era passato interamente nelle mani della famiglia Bombrini; notevolmente ampliato nel corso degli anni, copriva nel 1891 un’area di 28000 mq. e aveva alle sue dipendenze una maestranza che negli ultimi anni era scesa da 2700 a 1500 operai e sarebbe scesa a soli 900 nel 1896.

Seguivano lo stabilimento meccanico della ditta Angelo Roncallo , con annessi un piccolo cantiere navale e una fonderia (310 operai), lo stabilimento Balleydier (220 operai), l’officina Wilson e Mc Laren (150 operai), l’officina per costruzioni meccaniche della Società Cooperativa di Produzione (111 operai).

A Cornigliano sorgeva lo stabilimento metallurgico della Società Italiana Delta, destinato principalmente alla produzione di una speciale lega con particolari proprietà, detta appunto “delta” (153 operai). Lo stabilimento comprendeva due fonderie per la preparazione del metallo, un’officina con due grandi forni e tre treni laminatoi, un’officina meccanica, una trafileria e una piccola officina modellisti. Tra gli azionisti della società erano i Bombrini.

A Sestri Ponente, lo stabilimento più importante era il cantiere navale con annessa officina meccanica di proprietà della società in accomandita Nicolò Odero fu Alessandro. Già appartenente all’ingegner Westermann e rilevato da poco tempo, aveva un notevole carico di lavoro; era stato notevolmente migliorato e occupava intorno a 1200 operai. Seguivano il cantiere navale della società Gio. Ansaldo & C., già Catenaccio, che nel 1891 occupava 800 operai; lo stabilimento, già Raggio e Ratto, passato alla Società Ligure Metallurgica, che lavorava con tre forni Martin e quattro treni laminatoi ed occupava 560 operai; quello della ditta G.B.Gilet &C., specializzata nella fabbricazione di chiavarde, dadi, bulloni, ecc. (80 operai); l’officina meccanica dei fratelli Koerting (80 operai) e quella di Carlo Podestà (70 operai). Lo stabilimento metallurgico G. Fossati & C. iniziava appena allora la sua attività e contava per il momento solo una trentina di operai.

Nel Comune di Prà erano la Ferriera di Gerolamo Ratto con annesse una fonderia e una officina meccanica (676 operai) e l’officina G.B. Verrina e Figli (45 operai), mentre a Voltri continuava a svolgere la sua attività lo stabilimento metallurgico della ditta Filippo Tassara e C., che, molto ampliato, occupava 760 operai, e a Bolzaneto da tre anni erano sorte le acciaierie della Ditta Dufour e Bruzzo (107 operai). Poco più di 400 operai erano occupati in piccole officine sparse nel circondario e altri 277 lavoratori nelle officine meccaniche della Società ferroviaria del Mediterraneo di Genova, Sampierdarena, Rivarolo e Pontedecimo. In complesso, nelle industrie metallurgiche, meccaniche e navali erano occupati nel circondario oltre diecimila operai.

1864   Organizzazione

Nasceva a Londra l’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Un mese dopo il Congresso delle Società Operaie Italiane approvava l’Atto di Fratellanza.

1869   Prime lotte dei metallurgici

……lo sciopero di 400 operai dello stabilimento Ansaldo di S.P. D’Arena che avvenne nel Novembre 1869 per questioni di orario e di disciplina e per azione della società operaia locale e che durò 25 giorni; quello degli operai dello stesso stabilimento che si manifestò nel Luglio 1873 per diminuzione di mercede e che durò un mese e mezzo; l’altro di 200 carpentieri di Sestri Ponente per l’aumento dei salari e per l’abolizione del lavoro  a cottimo scoppiato nel marzo 1874 e che durò 20 giorni.
I costruttori accordarono la metà del chiesto aumento, ma una parte degli operai non l’accettò e costituì la società di fratellanza dei carpentieri della Riviera di Ponente per sostituirla alle varie società locali di mutuo soccorso. Nello statuto di questa nuova associazione si proscriveva il lavoro a cottimo e si indicava come scopo della società l’aumento di salario.

1870   Organizzazione

Nuove idee se pur confusamente penetrarono in una avanguardia del Garibaldinismo e in una ristretta classe operaia come appare dalla stampa cittadina che espresse allora simpatia per la Comune e L’Internazionale: “La Giovine Italia”, “O Cittadin”, “La Lanterna”, “La Maga”.

1871   Origini

Si costituisce a Genova, una “Federazione Operaia Ligure” aderente all’Internazionale e una rappresentanza genovese intervenne al congresso internazionalista che si riunì a Bologna dal 17 al 19 Marzo.

1873   Le condizioni economiche

In questi anni la situazione della classe operaia si aggravò: aumentò la disoccupazione e rincararono i prezzi dei viveri. I lavoratori occupati nello stabilimento Ansaldo passarono da un migliaio nel 1867 a 800 nel 1873, a 600 nel 1874, a 500 nel 1875. Nel 1873 il pane costava 64 centesimi al kg., la pasta 80 centesimi, la polenta 33 centesimi. Se si pensa che il salario medio era di £ 2,50 per gli uomini e di una lira per le donne, si può comprendere in quale stato d’indegenza e di denutrizione vivesse la classe lavoratrice.

1873-74  Stampa e informazione

La VOCE LIBERA un giornale genovese democratico ma per nulla internazionalista scriveva: “Non è l’internazionale che promuove gli scioperi […] la causa degli scioperi odierni, checchè ne dicano i gaudenti, dobbiamo ricercarla nell’eccessiva carezza dei viveri, nell’oppressione del nostro operaio, nella troppa meschinità delle mercedi in tanti stabilimenti”. I ceti popolari soffrivano letteralmente la fame. La Fame fu il titolo di un giornale che si pubblicò a Genova tra la fine del 1873 e l’inizio del 1874, e “agitazione della fame” fu chiamato il movimento che, sorto in Liguria nel novembre 1873 ad iniziativa della Consociazione operaia genovese, per chiedere al governo urgenti ed adeguati provvedimenti, si estese poi ad altre regioni italiane. Invece di andare incontro ai bisogni popolari, le autorità sciolsero la consociazione e il comitato che quest’ultima aveva promosso, con la partecipazione delle altre società della Liguria, per guidare l’agitazione.

1875   Industrializzazione

Dopo il 1875 la crisi della navigazione velica, che si ripercosse sull’industria delle costruzioni navali in legno, fece vieppiù risaltare le insufficienze della marina mercantile, bisognosa di essere sviluppata e riorganizzata. Sulle rotte dell’America del Sud, entrarono in gara in quegli anni, la ditta Rocco Piaggio e Figli, il gruppo facente capo ad Edilio Raggio ed altre aziende armatoriali, che ebbero vicende varie, mentre un periodo difficile si aprì per quella del Rubattino.
Fin dalla guerra di Crimea e dalla seconda guerra d’indipendenza lo Stato era diventato il cliente più importante di vari settori dell’industria genovese (metallurgico, meccanico e navale, tessile, conciario, alimentare) che dalle commesse ricevute avevano tratto larghi benefici, ma erano stati trascurati gli investimenti per la produzione di beni strumentali e di consumo occorrenti a un mercato in fase di espansione. Al balzo in avanti registrato negli anni cinquanta non era seguito nel decennio successivo un adeguato sviluppo ed una situazione di stasi aveva colto un po’ tutti i settori. In quello metalmeccanico si erano susseguite la liquidazione dell’azienda dei fratelli Orlando, quella degli stabilimenti Robertson di Sampierdarena e di Sestri e la cessione a Nicolò Odero della stabilimento Westermann di Sestri.
Alla stasi che si protrasse ancora per alcuni anni, sfuggirono soltanto la ferriera di Filippo Tassara a Voltri, che, sorta nel 1854 e ampliata nel 1865, raggiunse nel 1874 un notevole livello di attività e l’azienda dei Fratelli Ratto, che da laboratorio artigiano si ampliò fino a possedere due officine, l’una a Sestri Ponente e l’altra a Prà. Lo stabilimento Ansaldo di Sampierdarena, invece, cessò la produzione di locomotive nel 1871, proprio alla vigilia dell’estensione della rete ferroviaria, per dedicarsi alle forniture militari, mettendo così a rischio il suo equilibrio aziendale e provocando una diminuzione dell’occupazione operaia. Inoltre, mentre l’industria meccanica registrava in Italia un forte incremento di attività, nel Genovesato continuavano a mancare iniziative indirizzate alla produzione di macchine per l’industria tessile e per quella tipografica, per la lavorazione dei prodotti agricoli, ecc. Fece eccezione a questo stato di cose l’industriale tedesco Giovanni Hensenberger, il quale nel 1875 impiantò a Sestri Ponente una fabbrica specializzata nella costruzione di telai meccanici.
Un forte impulso ricevette, dopo la precedente depressione, il settore metalmeccanico, nel quale nuove iniziative dettero vita nel 1880 alla ferriera di Sestri Ponente della società Raggio e Tassara, nel 1883 a Genova allo stabilimento Cristo del Lagaccio, nel 1887 alle acciaierie della ditta Dufour e Bruzzo a Bolzaneto. Nel tempo stesso crebbe fortemente il carico di lavoro dello stabilimento Ansaldo, che, ripresa la fabbricazione di locomotive per le ferrovie, si potenziò mediante il miglioramento degli impianti e si ampliò con l’acquisto del cantiere Cadenaccio e di altri terreni a Sestri Ponente. Si sviluppò anche l’attività dello stabilimento Wilson e Mac Laren e dell’officina Balleydier in Sampierdarena, che lavoravano sia nel campo metallurgico che nella produzione di beni strumentali; nel 1888 sorse lo stabilimento Delta e nel 1890 si aprì a Sestri quello della Società Giovanni Fossati e C., mentre, in seguito allo scioglimento della Società Raggio e Tassara, la ferriera di Sestri passava in proprietà della Società Ligure Metallurgica interamente controllata dai Raggio. A Genova nacquero inoltre la ditta Cravero e C. per la produzione di macchine utensili e per l’industria delle costruzioni navali, che nel 1890 prese in affitto dal Comune il vecchio cantiere della Foce, e la Società Esercizio Bacini, destinata a primeggiare nel campo delle riparazioni navali, mentre a Sestri Ponente veniva potenziato da Nicolò Odero il cantiere già appartenente all’ing. Westermann.

1880   Industrializzazione

Nel campo siderurgico primeggiavano allora in Italia la Terni, voluta dallo Stato per sopperire ai bisogni della marina militare, la Società Anonima Ferriere Italiane, fondata in  Roma nel 1880, che gestiva stabilimenti a san Giovanni Valdarno, Piombino e Torre Annunziata, e la Società Ligure Metallurgica, costituita a Genova nel 1890 e presieduta da Armando Raggio. Negli ultimi anni del secolo erano sorte altre tre grandi società: nel 1897 a Firenze la Società degli Alti Forni e Acciaierie di Piombino, nel 1899 a Genova (per iniziativa di capitalisti belgi e tedeschi, cui si erano affiancate le Ferriere Italiane e la ditta Raggio) l’Elba Società Anonima di Miniere e Alti Forni; infine, nel 1900 la Società Siderurgica di Savona, costituita con la partecipazione della Terni, della ditta Raggio, di Attilio Odero, Giuseppe Orlando e Giuseppe Tardy.
Nel 1902 le azioni dell’Elba passarono alla Siderurgica di Savona e poco dopo attorno all’Elba e alla Terni si formò un potentissimo gruppo industriale e finanziario, che comprendette non solo le industrie siderurgiche già citate, ma anche la maggior parte dei cantieri navali italiani e cioè i cantieri Odero della Foce e di Sestri Ponente, Orlando di Livorno, del Muggiano, di Ancona, Messina e Palermo. Conseguenza della costituzione del trust fu l’aumento dei prezzi dei prodotti siderurgici e specialmente delle carrozze.
Anche l’industria delle costruzioni navali godeva di una notevole protezione, sotto forma di premi di costruzione e di riparazione, e a questo titolo nei 17 anni dal 1886 al 1902 essa aveva percepito dallo Stato la somma di 34.994.600 lire, toccata per la maggior parte ai cantieri Ansaldo, Odero e Orlando.
Nei primi anni del ‘900 le industrie metallurgiche e navali nel Genovesato – senza tener conto delle aziende minori – erano rappresentate dallo stabilimento della Società Anonima Ferriere di Voltri, appartenente ai fratelli Tassara, dallo stabilimento di Bolzaneto gestito dalle Acciaierie Italiane, dai cantieri navali Odero della Foce e di Sestri Ponente e soprattutto dal complesso Ansaldo. Quest’ultimo – particolarmente specializzatosi nel campo delle costruzioni e riparazioni navali, in concorrenza con i cantieri Odero e Orlando – comprendeva lo stabilimento Meccanico di Sampierdarena, le Fonderie e Acciaierie, l’Officina Elettrotecnica  e lo Stabilimento Metallurgico ex-Delta di Cornigliano, il Cantiere navale di Sestri Ponente, l’Officina Allestimento Navi al Molo Giano e l’Officina Riparazioni al Molo Vecchio di Genova. La società Gio. Ansaldo & C., rimasta esclusa dal trust, per potersi assicurare la fornitura dei materiali necessari a resistere alla pressione del trust medesimo, si accordò nel 1903 con la W. G. Armstrong Withworth and Co. Lim., dando vita alla Società An. Gio. Ansaldo-Armstrong, i cui principali azionisti furono i fratelli Bombrini, i fratelli Perrone e la società inglese.

1880   Origini – Organizzazione

Sorgono le prime leghe o associazioni fra operai metallurgici con carattere di resistenza: tra le prime si menziona l’Associazione dei calderai in ferro.

1881   Organizzazione

Si svolge a Genova il XV congresso delle società operaie affratellate alle quali aderivano le leghe metallurgiche. Il congresso mise in evidenza le contraddizioni e il declino mazziniani.

1884   Condizioni di lavoro

Il giorno di sabato 2 giugno anno di grazia 1894 (e non al tempo degli schiavi, che allora la salute e la vita di questi costavano denaro a chi li possedeva) gli operai di una fabbrica di qui, entrati al lavoro alle 7, avrebbero dovuto essere lasciati liberi, secondo l’orario, alle ore 19 dello stesso giorno. Avrebbero dovuto insomma lavorare come al solito 12 ore. Invece, poco prima dell’ora indicata per lasciare il lavoro, si intima l’ordine di continuare a lavorare, rimandando la cessazione alle ore 6 del 3 giugno. Computata così la giornata di lavoro, cui furono obbligati uomini, donne e ragazzi, senza riposo e senza cibo, arriva a ben 23 ore. Comandare di simili e immorali e fisicamente dannosissimi prolungamenti di lavoro è da uomo o da belva? V’ha in Italia una legge che limita il lavoro delle donne e dei ragazzi?
La mancanza di ogni senso di umanità era il tratto caratteristico dei padroni, che ritenevano lecita qualsiasi prepotenza verso gli operai, la quale si manifestava talvolta in forme particolarmente odiose e sgradevoli, come nel caso, riferito ancora dall’Era Nuova, riguardante uno stabilimento della frazione di Fabbriche: vi ha qui una fabbrica che per la sua vastità è conosciuta sotto il nome di “fabbrica grossa”. In essa, assieme a molti operai, sono addette all’aspo e alle macchinette delle giovani. Esse, oltre all’orario abominevole quale è quello di dover entrare al lavoro alle 6 del mattino e lasciarlo alle ore 10,30 della sera, sono ancora costrette – e questa non sappiamo che disposizione possa essere, e di che mente eccelsa sia essa mai parto – a fermarsi alla porta che loro non si vuole aprire prima, fino alla mezzanotte. Oh! Dove l’hanno lasciato mai il buon senso coloro che sono adorni di tanta gentilezza e di tanta bontà da costringere queste povere giovani a starsi quasi un paio d’ore colle mani in mano, stanche e forse anche affamate?

1888   Origini Camera del Lavoro

I delegati del Partito Operaio si recano a Marsiglia, all’inaugurazione delle Bourse du Travail ravvisandone la necessità di promuovere anche in Italia tale organizzazione.

1890   Organizzazione

Si accentuavano le manifestazioni dell’antagonismo tra capitale e lavoro, che tuttavia raramente sfociavano in scioperi, per la mancanza di organizzazioni di resistenza, era difficile realizzare l’intesa fra gli operai anche perché la legislazione sugli scioperi  puniva ogni accordo (art. 385 e 387 codice penale) di operai diretto alla cessazione del lavoro per ottenere miglioramenti salariali.
In questa situazione sorse una lega di lavoro fra operai metallurgici e navali, ambedue con carattere di resistenza.

1892   Organizzazione

Le Società Metallurgiche Genovesi sia di resistenza, sia di mutuo soccorso in prevalenza aderivano al congresso genovese del Partito dei Lavoratori Italiani.

1894   Organizzazione

Il 26 maggio 1894 i rappresentanti delle associazioni d’arti e mestieri indicarono una commissione tra cui il meccanico Dagnino, per preparare l’elezione della Camera del Lavoro. Le leggi eccezionali emanate nell’estate ne impedirono la realizzazione. Il 24 marzo 1895 si costituì la Camera del Lavoro di Sampierdarena.

1895   Condizioni di vita

Giovanni Vacca, uno dei dirigenti della Federazione socialista ligure, così descriveva nel 1895, le condizioni degli ottocento salariati del Cotonificio Italiano di Rivarolo: lavoravano dalle 6,30 della mattina alle ore 8,30 della sera con un brevissimo intervallo di tempo per il cibo ed hanno una paga che in media è certamente inferiore alle due lire. Di più gli operai devono lavorare 15 giorni gratis, per formare un fondo di deposito che sta nelle mani del padrone fino al licenziamento. Per il passato si pagavano gli operai ogni quindicina (si capisce posticipata), ma ora, col pretesto della rarità degli spezzati, non si pagano gli operai che dopo un mese di lavoro.
E se ne intende subito la ragione, quando si pensi che il proprietario che spende lire 1.500 circa al giorno per le paghe degli operai, viene a trattenere una rilevante somma nelle mani per ritrarne un frutto, ossia per fare con essa nuove speculazioni. Gli operai vengono così doppiamente defraudati, perché avendo un rilevante credito con il padrone stesso, devono far debiti per tirare avanti e pagare con usura spesse volte assai elevata il denaro di cui hanno bisogno, o altrimenti devono comprare a credito dai bottegai, costretti allora a ricevere merce più scarsa e scadente. Ma non basta. In altri stabilimenti vi sono per gli operai dei regolamenti più o meno esosi. Ma almeno là una norma costante, sia pur ferrea, c’è. Qui, invece, nemmeno l’ombra di un regolamento: la volontà o il capriccio di un superiore è l’unico regolamento in vigore.

1896   Organizzazione

Si costituisce la Camera del Lavoro di Genova. Dal 19 al 26 gennaio nei locali della società degli operai meccanici ebbe luogo la elezione della Commissione Esecutiva che indisse la elezione per il Comitato o Consiglio o Ufficio Centrale formato dai rappresentanti dei singoli mestieri.

Società Promotrici:

1.       Calderai in ferro e sezione Sestri Ponente

2.       Unione Meccanica fra gli operai di bordo

3.       Operai Meccanici e Lega di Lavoro

4.       Confederazione operaia genovese

5.       Dock dell’amicizia

6.       M.S. Parrucchieri di Genova e Liguria

7.       Artigiana Femminile

8.       Miglioramento fra Lavoratori Parrucchieri

9.       Amici Sestriere Maddalena

10.   Associazione Tipografica

11.   Operai e Artigiani Marassi

12.   Ebanisti e Falegnami

13.   Segatori in Legno

14.   Unione Commessi Liberali

15.   Società Mutuo Soccorso Conciatori in Pelli

16.   Lavoratori Guantai

17.   Camera Sindacale Lavoratori Guantai

18.   Operai Superba Genova

19.   Federazione fra i Confettieri, Pasticcieri, Droghieri ed affini della Liguria

20.   Lavoranti Calzolai

21.   Fratellanza S. Fruttuoso

22.   Federazione Italiana fra i Lavoratori del Libro

23.   Sezione Fonditori

24.   Società M.S. Operai di Foce

25.   Mutuo Soccorso fra gli Amici di Portoria (Balilla)

26.   Arti Unite della Stampa

27.   Operai e Contadini S. Fruttuoso

28.   Circolo Popolare G. Mazzini

29.   Artigiani del Cavalletto

30.   Panettieri

31.   Risorgimento operaio

32.   Superstiti Mentana

33.   Lega Ferrovieri Italiani Sez. Genova

1900   Lotte – Primo sciopero generale

Il 19 dicembre il Prefetto scioglieva le organizzazioni camerali di Genova e di Sestri Ponente, le leghe dei lavoratori del Porto e quelle metallurgiche-navali.
La risposta operaia non si faceva attendere. Il 20 mattina entravano in sciopero 7 mila portuali; e nella stessa giornata la sospensione del lavoro si allargava a macchia d’olio ai cantieri, alle fabbriche, ai servizi, ai trasporti urbani; si estendeva agli stabilimenti metalmeccanici di Sampierdarena, Cornigliano, Sestri e Prà; e coinvolgeva oltre 25 mila lavoratori, provocando l’arresto di tutte le attività economiche. Dinanzi alla paralisi completa della città e della zona, le autorità dovevano ammettere la loro impotenza. Il 22, il governo si trovava costretto a intervenire per sconfessare l’operato del prefetto: e il giorno seguente, le organizzazioni disciolte si ricostituivano in un’atmosfera di trionfo.
A Genova, intanto, gli operai procedevano alla rielezione dei membri della disciolta commissione esecutiva della Camera del Lavoro.
Il seggio, stabilito nell’ex-oratorio di San Filippo, era presieduto da Pietro Chiesa; dieci tavole con altrettante urne erano state disposte nella sala. Le operazioni di voto, cominciato per alcune urne già alle 17, continuò fino all’una dopo mezzanotte, alla luce di poche candele, non essendovi nell’oratorio né luce elettrica, né gas. La scena, all’indomani, fu descritta dal Corriere Mercantile con queste significative parole: Chi entrava in quella semioscurità, rischiarata da poche fiammelle giallognole e vedeva quel via vai di operai seri e composti che si recavano alle urne riceveva l’impressione tale che difficilmente potrà dimenticare. Pareva un episodio grandioso, per la sua imponenza, della Rivoluzione francese. Al banco stettero quasi sempre l’On. Chiesa e l’Avv. Pellegrini, quest’ultimo dominante la folla con il suo cilindro, in abito rigorosamente nero e guanti, che al mattino forse erano stati bianchi, ma che alla sera non avevano più un colore definibile. L’On. Bissolati assistette alla votazione e allo spoglio delle schede dalle 21 alle 22: egli si disse meravigliato della serietà, dell’ordine dei nostri operai.
I votanti furono 9.200 circa e pochissime furono le schede bianche o nulle. Tutti i candidati presentati dai dirigenti delle leghe furono eletti con votazione plebiscitaria e con scarti di voti insignificanti, risultato questo, che dimostrò, più che la disciplina e la compattezza dei lavoratori, la loro consapevolezza del valore di quelle elezioni:

Eletti

Voti

Eletti

Voti

1 De Giovanni Alessandro Lavoratore in legno 9174 10 Pinferi Riccardo      Muratore 9168
2

Buratti Alessandro   Barbiere

9173

11

Bosco Marco     Metallurgico

9168

3

Genovesi Giuseppe Falegname

9172

12

Canonica Guido     Tipografo

9168

4

Leoni Ricciotti          Tipografo

9172

13

Torracca Luigi    Scaricatore portuale

9168 

5

Casorati Luigi        Conciapelli

9171

14

Minetti Giacinto       Calderaio in ferro

9167

6

Besutti Luigi             Pesatore portuale

9171

15

Reposi Vincenzo Scaricatore portuale

9166

7

Priori Carlo            Commesso commercio

9169 

16

Viola Vittorio       Scaricatore portuale

9165 

8

Calda Ludovico       Tipografo

9169

17

Grossi Paolo             Orefice

9165

9

Nosetti Pietro            Muratore

9169

18

Rossi Giovanni      Tranviere

9162

 1901  Organizzazione

Il 16-17-18 giugno a Livorno si svolge il primo congresso nazionale degli operai metallurgici al quale aderiscono 8 sezioni metallurgiche genovesi rappresentate da Bosco Marco (eletto alla presidenza) e Pietro Chiesa iscritto alla sezione metallurgica di Sampierdarena.

NASCE LA FEDERAZIONE ITALIANA OPERAI METALLURGICI.

1903   Organizzazione

Il 17-18-19-20 maggio a Milano si svolge il 2° Congresso Nazionale della FIOM. La delegazione del genovesato interviene sottoponendo al Congresso la questione del frazionamento.
CAVIGLIA, a nome dei compagni liguri e per esplicito mandato avutone dalla Sezione di Genova legge ed illustra la relazione seguente contro il frazionamento della Federazione; egli dice: "Una tra le importanti questioni che il Congresso è chiamato a risolvere nell’interesse della Federazione metallurgica nostra, e specialmente per la Lega metallurgica di Genova, è il frazionamento dell’organizzazione Metallurgica genovese. E cioè vedere se possono esistere delle Leghe aderenti alle Camere di Lavoro, staccate dalla nostra Federazione, composte di operai esercitanti mestieri, che, secondo noi, dovrebbero essere incorporate nella Federazione metallurgica italiana. Infatti il gruppo lattonieri e ottonieri si è staccato dalla nostra Lega, e, quello che più preme, senza giustificato motivo. Così pure gli operai delle Officine elettriche genovesi non vollero più iscriversi alla Lega. Gli operai della Cooperativa calderai di bordo, pur essendo detta Cooperativa  aderente alla Camera del Lavoro, non hanno mai aderito alla nostra Lega. Così si dica ancora degli operai ascritti alla Lega e Cooperativa demolitori di navi.
Le due Cooperative e la Lega dei demolitori di navi sono aderenti alla Federazione dei Porti, che è composta in massima parte di Caricatori e Scaricatori di mercanzie, i quali nulla di comune hanno coi suddetti lavoratori, se non l’aspirazione di migliorare le proprie condizioni morali ed economiche, e la solidarietà reciproca in caso di sciopero. Solidarietà che potrebbe manifestarsi anche quando gli anzidetti operai metallurgici fossero aderenti alla Federazione dei Metallurgici Italiani. Infatti quando nel novembre del 1902 scioperarono i facchini delle merci varie del Porto di Genova, gli operai metallurgici genovesi contribuirono, a favore dei suddetti scioperanti, con la non indifferente somma di più di mille lire.
Di tali questioni riguardanti le anzidette organizzazioni, il Consiglio della nostra Lega occupò lungamente, ed il modo speciale presso la Commissione esecutiva della locale Camera del Lavoro, senza però avere finora ottenuta la minima soddisfazione.
Si tennero al riguardo varie adunanze fra il Consiglio della Lega e quello del Comitato regionale, in unione ai capi-gruppo di mestiere esistenti in Lega, per studiare e risolvere nel miglior modo l’anzidetta questione che tanto ci interessa.
Infatti il 12 dello scorso marzo in una adunanza tenuta tra il Consiglio, il Comitato regionale ed i capi-gruppo, dopo esaurientissima ed importante discussione, veniva approvato il seguente ordine del giorno:
Il Consiglio generale della Lega metallurgica di Genova, convocato in adunanza, in unione al Consiglio direttivo della Sezione, e quello del Comitato regionale metallurgico, la sera del 12 marzo, per discutere in merito ad un sistema concreto d’organizzazione da seguirsi;
Considerando che per ragioni di tecnica, i rapporti tra i metallurgici del porto con quelli di altri stabilimenti, sono strettamente connessi per la qualità dell’industria unica che esercitano, non solo in Genova, ma anche in provincia;
Tenuto conto che i lavori nel porto sono in massima parte eserciti degli stessi industriali, che hanno altrove stabilimenti del medesimo genere, mandando gli operai di questi in trasferta a bordo di piroscafi, causando così l’instabilità di ambiente ai medesimi operai, e perciò l’impossibilità di creare un sistema speciale per l’organizzazione per essi;
Fatta però eccezione per il personale navigante, dovendo esso osservare le leggi vigenti del Codice di marina mercantile;
Deliberando che tutti i metallurgici restino o si inscrivano nelle rispettive Sezioni della Federazione metallurgica italiana delle città dove essi lavorano, stabilendo però rapporti di solidarietà con tutte le altre categorie di lavoratori nell’ambiente ove esplicano la loro azione quotidiana.
Invitano perciò la Commissione esecutiva di questa Camera del Lavoro, perché, di comune accordo colla nostra Sezione e col Comitato regionale metallurgico, si stabilisca in proposito un metodo di propaganda allo scopo di sviluppare l’organizzazione metallurgica nel porto.
Detto ordine del giorno è stato immediatamente inviato alla Commissione esecutiva della locale Camera del Lavoro, ma finora non abbiamo ancora definito detta vertenza.
Quello che intanto a noi piace affermare è che le idee nostre sono in perfetta armonia con le deliberazioni del Congresso delle Camere del Lavoro tenuto a Reggio Emilia il 19-20 ottobre 1901, e cioè nella discussione dello Statuto federale delle Camere di Lavoro al comma b) dell’articolo 2 (aggiunta Quaglino): “Agevolare la costituzione delle Federazioni Nazionali adoprandosi in modo da convincere le Camere del Lavoro o per esse le singole Sezioni, di aderire alla Federazione dei propri mestieri”. Così pure nel n. 9 della “Cronaca del Lavoro” organo della Federazione nazionale delle Camere del Lavoro, appunto un articolo intitolato: Contro il frazionamento delle Federazioni di mestiere, finisce così: “A che spezzettare l’organizzazione di resistenza in mille minuscole e per nulla importanti Federazioni?”.
E in ciò ci troviamo pure d’accordo col Comitato Centrale, il quale nel nostro organo federale del 1° luglio 1902, negli atti ufficiali di detto Comitato Centrale non ha preso in considerazione la richiesta della Sezione di Piombino tendente a costruire una Federazione fra i lattonieri.
Noi siamo fermamente convinti, che se il Congresso approverà l’ordine delle nostre idee, la causa metallurgica italiana avrà fatto un gran passo per la soluzione delle su esposte, importanti questioni.
E onde rimanga traccia di queste nostre idee, presentiamo all’approvazione dei congressisti il seguente ordine del giorno in relazione all’ordine del giorno Verzi testè votato dal Congresso:
Il Congresso metallurgico italiano, tenuto in Milano nei giorni 17, 18 e 19 maggio 1903, sentita dai rappresentanti la Sezione di Genova la relazione in merito all’organizzazione di detta città.
Fa voti affinchè le Camere del Lavoro d’Italia si occupino seriamente di fare aderire sia i gruppi che i singoli individui alle rispettive Federazioni di mestiere".

                                               Caviglia   Benato   Bulgarini

1904   Organizzazione

I dati statistici sui metallurgici organizzati sono molto incerti, anche perché solo una parte di essi era iscritta contemporaneamente alla Camera del Lavoro e alla Federazione metallurgica, mentre gli altri aderivano o all’una o all’altra organizzazione soltanto. Dal “Bollettino del Lavoro”, vol. 3° (1° sem. 1905) risulta che alla fine del 1904 erano iscritti al C.d.L. di Genova 450 operai metallurgici, 208 a quella di Sampierdarena, 340 a quella di Sestri Ponente (pp. 8, 736). Gli iscritti alla Federazione metallurgica erano 100 a Bolzaneto, 50 a Busalla, 20 a Prà, 250 a Sampierdarena, 200 a Sestri Ponente. A Genova non v’era alcun iscritto. La lega di Voltri, che nel 1903 era stata una delle più forti con 550 aderenti, nel 1904 non figurava più nella statistica (pp. 87-88). In tutta Italia gli iscritti alla FIOM erano nel 1904 appena 13.313.

1905   Industrializzazione

Nel 1905 – sotto gli auspici della Terni, della Società Siderurgica di Savona (controllata dalla Terni e dai gruppi Odero e Raggio) e della Società Ligure Metallurgica (gruppo Raggio) – si era costituita a Genova la Società Ilva, allo scopo – scrisse l’Einaudi – di “tenere in famiglia le lucrose concessioni” e l’attività si era concentrata negli stabilimenti di Savona, Piombino e Bagnoli. Ma erano nate e si erano sviluppate anche altre imprese, cosicchè le società metallurgiche , che nel 1901 erano in Italia 18 con un capitale complessivo di 70,5 milioni di lire, nel 1907 salirono a 63 con 264,2 milioni e realizzavano elevati profitti. Sopravvenne però la crisi del 1907-1908, che ridusse o annullò gli utili e mise in serie difficoltà le aziende impegnate in lavori di ampliamento degli impianti. L’esame della situazione mise in evidenza la pericolosa e costosa partecipazione del capitale bancario alla formazione del capitale fisso dell’industria e i complessi rapporti costituiti dalle partecipazioni industriali. Era necessario pertanto una sistemazione del settore, che venne attuata nel 1911, con un accordo, a seguito del quale le maggiori aziende siderurgiche, pur conservando ciascuna la propria fisionomia giuridica ed economica, affidarono all’Ilva la gestione industriale dei loro stabilimenti, concentrarono la vendita dei loro prodotti in una società commerciale milanese, la Società Ferro e Acciaio, e ottennero dalle banche una moratoria collettiva. Entrarono allora nel Consorzio Ilva, insieme con altri, lo stabilimento di Bolzaneto della Società Ligure Metallurgica. Due anni dopo, nel 1913, la Società Ferro e Acciaio stipula un accordo con gli uffici di vendita tedesco, belga e francese allo scopo di stabilire i quantitativi massimi di importazione in Italia e di limitare i ribassi speciali di prezzo per l’Italia da parte dei tedeschi. Come si è già detto, allo scopo di fronteggiare le difficoltà che incontrava nel campo siderurgico e navale da parte del trust, l’Ansaldo si era alleata con Armstrong Whitworth e C. Ltd., proprietaria di stabilimenti di artiglieria a Pozzuoli, dando vita alla Società Ansaldo-Armstrong, alla quale aveva conferito lo stabilimento meccanico di Sampierdarena, il cantiere navale di Sestri Ponente, lo stabilimento ex-Delta, le fonderie, le acciaierie e l’officina elettrotecnica di Cornigliano, l’officina allestimento navi di Molo Giano e l’officina di riparazioni navali al Molo Vecchio, un complesso industriale con una capacità di impiego di 16 mila operai. Poiché, però, la società inglese, nonostante l’accordo intervenuto, continuava ad avere intese col siderurgico, l’Ansaldo, dopo aver trovato una nuova soluzione al suo problema, sciolse nel 1912 il legame con l’Amstrong riassumendo la precedente ragione sociale. Nel circondario di Genova, oltre le aziende che nel 1911 entrarono a far parte del consorzio Ilva, si annoveravano ancora nel settore metallurgico lo stabilimento dei fratelli Bruzzo a Bolzaneto, la Ferriera del Riccò a Pontedecimo, le Fonderie Liguri di Sampierdarena e le Ferriere di Voltri (già Tassara), che dopo il 1907, svilupparono la loro potenzialità, costruendo nuovi forni, impiantando nuove officine e allargando il pontile sul mare per rendere più agevoli le operazioni di scarico. E’ anche da segnalare la trasformazione della vecchia ditta Morteo nella Società per la lavorazione dello zinco Fratelli Morteo (nella quale entrarono i Bombrini), con stabilimenti a Sestri, Borzoli e Multedo. Nell’industria meccanica, poi erano state realizzate due nuove iniziative: a Sestri Ponente, la società San Giorgio, che faceva capo ad Attilio Odero, aveva dato vita ad uno stabilimento per costruzioni meccaniche, elettromeccaniche e ferroviarie, dotato più tardi di una sezione ottica, che acquistò rinomanza per i suoi lavori di alta precisione; a Rivarolo, ad opera del gruppo Piaggio erano sorte le Officine elettromeccaniche. Ancora a Sestri Ponente una nuova impresa nacque nel 1913 nel campo delle costruzioni ferroviarie con le Officine Ferroviarie Liguri (Bagnara).

1905   Organizzazione

Il 25 marzo si svolge a Genova il 1° Congresso Ligure FIOM.

1906   Condizioni di lavoro

Agli operai dello Stabilimento Meccanico Ansaldo di Sampierdarena  si imponeva di lavorare fino a 14 ore al giorno e si minacciavano di licenziamento coloro  che protestavano, ciò che provocò il seguente commento da parte del corrispondente sampiardarenese de Il Lavoro:
O lavorare quattordici ore al giorno e logorare l’organismo nell’ergastolo industriale, rinunziare alle cure della famiglia e diventare macchine semoventi, e abbruttirsi poi alla domenica nelle orgie,  sole apparenti consolatrici di una settimana di fatiche ininterrotte, o volersi mantenere, altrimenti, uomini e padri e cittadini e preparare così a breve scadenza la miseria e la fame alle proprie creature: ecco il crudele dilemma che la sapienza dei dirigenti lo Stabilimento G. Ansaldo pone dinanzi ai lavoratori che lor danno, ora, a milioni i guadagni.
Essi devono volere, fortemente volere che la stolta ingiunzione delle quattordici ore, non solo non debba più mai essere imposta, ma nemmeno pensata; devono saper ripetere tutti, dieci, cento volte, l’esempio dato l’altra sera da un loro compagno, che seppe dignitosamente rispondere un bel no all’ultimo testardo e minaccioso comando del capo di fermarsi al lavoro dopo le 20 […] con tale energica resistenza gli operai dello Stabilimento Ansaldo contribuiranno efficacemente a tener lontana da Sampierdarena nostra la possibilità di una nuova crisi metallurgica, che ricacci la popolazione, a poca distanza da quella assai triste del 1903, in un nuovo periodo di inazione, di strazi, di miserie […] dare due ore di più tutti i giorni, oltre le dieci di lavoro già compiute, e lavorare tutte le domeniche per mesi e mesi, senza riposi, e subire punizioni quando, costrettivi talvolta, si prendono, è concessione già soverchia […].

1907  Organizzazione

A Bologna si svolge il 3° Congresso Nazionale FIOM. Nessun genovese viene eletto nel Comitato Esecutivo; Benato per la Liguria viene eletto nel Comitato Centrale. Il Congresso indicò quale sede centrale quella della FIOM Milano.

1910  Organizzazione

Il 4° Congresso Nazionale FIOM si svolge a Firenze il 13-14-15-16 novembre ed elegge Segretario Generale B. Buozzi.

1912  Organizzazione

Si svolge ad Alessandria l’8 dicembre il Congresso Straordinario.

1915  Organizzazione

Il 7 marzo si svolge il Congresso Regionale Ligure a Sampierdarena.

1916   Industrializzazione

Lo sviluppo industriale determinò un notevole incremento del numero dei lavoratori, come risultò dal censimento del 1911, che nel circondario di Genova accertò 85 mila operai delle industrie (contro i 30 mila circa del 1891), dei quali 30 mila delle industrie metallurgiche, meccaniche e navali (contro 10 mila del 1891).
Anche il movimento commerciale del porto di Genova aumentò nello stesso periodo di tempo, la quantità delle merci sbarcate ed imbarcate essendo passata da 4.004.307 tonn. nel 1891 a 7.837.387 tonn. nel 1913.
Nonostante i progressi fatti, l’economia genovese attraversava tra la fine del primo e l’inizio del secondo decennio del secolo una fase di depressione e l’apparato industriale appariva ancora assai debole. La crisi dell’industria metallurgica e le ristrutturazioni avvenute negli altri settori industriali ebbero l’effetto di peggiorare la condizione degli operai, che in genere dovettero subire un più intenso sfruttamento e vivere sotto la costante minaccia del licenziamento: una condizione, questa, che ovviamente si ripercosse sulla combattività operaia, diminuendo il numero delle agitazioni.
L’entrata in guerra dell’Italia dette inizio ad una profonda trasformazione dell’economia ed in particolare della struttura industriale: le esigenze belliche dettero impulso ad un eccezionale sviluppo delle industrie metallurgiche, meccaniche e navali, ad una straordinaria e rischiosa dilatazione degli impianti, che non teneva conto dei problemi di riconversione e di ridimensionamento, né di quelli sociali che ineluttabilmente si sarebbero presentati nel dopo guerra.
Di questo grande moto di espansione provocato dalla guerra, la società Gio. Ansaldo e C. fu nel Genovesato l’esempio più vistoso. L’Ansaldo nel corso di poco più di tre anni, fu la protagonista di un rapido processo di incremento e di concentrazione, che si attuò mediante l’apertura di nuovi stabilimenti, l’ampiamento ed il potenziamento di quelli già esistenti, l’assorbimento di altre imprese e la creazione di un sistema verticale che, partendo dal complesso minerario e dagli impianti idroelettrici della Val d’Aosta, si articolava nei diversi settori della metallurgia, della meccanica, dell’elettrotecnica, della fabbricazione degli esplosivi, della costruzione delle artiglierie, delle costruzioni navali ed aeronautiche ed era integrato da due compagnie di navigazione (Transatlantica Italiana e Società Nazionale di Navigazione) per il trasporto delle materie prime e dalla Banca Italiana di Sconto che da istituto finanziatore, quale era stato dapprima, divenne poi una semplice dipendenza bancaria del complesso industriale. Il capitale della Società, che era di 30 milioni nel 1914, passò a 45 milioni nel 1916, a 100 nel 1917, a 500 nel 1918.
Al fine del 1916 il complesso industriale comprendeva già ben 22 stabilimenti:

1   Stabilimento meccanico                                                            Sampierdarena

2   Stabilimento per la costruzione di locomotive                           Sampierdarena

3   Stabilimento per la costruzione di artiglieria                              Sampierdarena

4   Stabilimento per munizioni da guerra                                        Sampierdarena

5   Stabilimento per motivi da aviazione                                         Sampierdarena

6   Cantieri Savoia                                                                          Cornigliano

7   Officine costruzione motori a scoppio e a combustione  interna  Cornigliano

8   Fonderie di acciaio                                                                    Cornigliano

9   Acciaierie e fabbrica di corazze                                               Cornigliano

10 Stabilimento elettrotecnico                                                         Cornigliano

11 Stabilimento metallurgico Delta                                                  Cornigliano

12 Fonderia di bronzo                                                                    Cornigliano

13 Stabilimento fabbricazione bossoli d’artiglieria                         Cornigliano

14 Fabbrica di tubi                                                                         Cornigliano

15 Cantiere aeronautico                                                                Borzoli

16 Cantiere navale                                                                       Sestri Ponente

17 Proiettificio                                                                               Sestri Ponente

18 Fonderie di ghisa                                                                     Pegli

19 Stabilimento per la lavorazione di materiali refrattari             Serravalle Scrivia

20 Officine allestimento navi del molo Giano                              Genova

21 Miniere di Cogne                                                                    Val d’Aosta

22 Stabilimento elettrosiderurgico, Alti Forni e Acciaierie          Val d’Aosta

Nel 1917 si aggiunsero le seguenti unità:

23 Nuovo stabilimento per la costruzione di artiglieria               Cornigliano

24 Cantiere aeronautico n. 2                                                      Bolzaneto

25 Cantiere aeronautico n. 3                                                      Torino

e nel 1918 queste altre:

26  Stabilimento termo-chimico, tungsteno e molibdeno             Cornigliano

27  Cantiere per navi in legno                                                     Voltri

28  Cantiere aeronautico n. 4                                                     Torino

29  Cantiere aeronautico n. 5                                                     La Spezia

30  Cave e fornaci calce cementi                                            Lauriano

Anche l’Ilva ampliò notevolmente gli impianti che essa gestiva nel circondario di Genova, ossia quelli di Sestri Ponente, di proprietà della Società Ligure Metallurgica, e quelli di Bolzaneto, di proprietà della Società Ferriere Italiane. Lo stabilimento di Sestri realizzò notevoli innovazioni, tra cui la sostituzione della forza a vapore con l’energia elettrica applicata prima ai macchinari dei servizi ausiliari e poi ai treni laminatoi, e arrivò a produrre fino a 47 mila tonnellate all’anno.

1916   Lotte – organizzazione

Il 7 maggio si svolge il Convegno Ligure FIOM.
Il 6 gennaio uno sciopero parziale è attuato dai Cantieri Savoia di Cornigliano, non essendo stata concessa mezza giornata di riposo per la festività dell’Epifania: in seguito a ciò vengono deferiti alla giustizia militare per rifiuto di obbedienza quattro membri della commissione operaia che ha presentato la richiesta, mentre un operaio e nove ragazzi dai 14 ai 17 anni sono denunciati per ammutinamento; ad altri venti operai viene revocato l’esonero. Altre agitazioni con sospensioni parziali del lavoro si susseguono nello stesso mese alle Acciaierie e Ferriere Italiane di Bolzaneto, dove per far opera di pianificazione si recano i membri operai del CRMI Ancilotti e Benato, alle Ferriere di Voltri, allo Stabilimento meccanico Ansaldo di Sampierdarena, all’Officina allestimento navi del Molo Giano e al Cantiere Odero della Foce: nei due ultimi stabilimenti sono arrestati e denunciati alla magistratura militare rispettivamente quattro e diciassette operai, in prevalenza ragazzi.
Conviene, qui rilevare che, evidentemente per diversità di orientamenti, i rapporti tra la Camera del Lavoro di Genova e la Federazione metallurgica non erano mai stati buoni e la seconda rimproverava alla prima di non essersi adoperata abbastanza per portare i lavoratori della categoria nella Federazione, ciò che la CdL negava. Proprio tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, vi era stata una polemichetta al riguardo tra Bruno Buozzi e Ferdinando Barbieri, uno dei segretari della CdL, dopo il  congresso nazionale dei metallurgici. Il problema di una migliore collaborazione fra le due organizzazioni venne trattato in una riunione tenutasi il 12 agosto presso la Camera del Lavoro di Genova, con la partecipazione dei consigli direttivi delle leghe metallurgiche del Genovesato aderenti alla stessa CdL, che erano le seguenti: a Genova, Federazione Ligure fornitori, Soc. M.S. e lega Archimede, Lega operai Officine elettriche genovesi, Compagnia elettricisti del porto, Lega aiutanti metallurgici di bordo, Cooperativa metallurgici del porto, Cooperativa fabbri-ferrai, Cooperativa ottonieri e affini, Cooperativa elettricisti; a Sampierdarena, Lega metallurgica; a  Cornigliano, Cooperativa calderai in rame; a Voltri, Lega metallurgica,  a Pontedecimo, Lega metallurgica. Delle citate organizzazioni soltanto quelle di Cornigliano, Voltri e Pontedecimo aderivano alla Federazione nazionale di categoria. La riunione – alla quale presenziò anche Buozzi, che parlò sul “coordinamento del movimento locale col movimento federale” – si concluse con l’impegno da parte dei convenuti di portare in seno alle rispettive assemblee la questione dell’adesione alla Federazione nazionale. (Il Lavoro, 14 agosto 1916).

1917   Lotte

Fu un anno di grandi e frequenti lotte: il 23-24-25 gennaio 1917 gli operai Allestimenti navi sospendono il lavoro , il 26 anche gli operai dell’Ansaldo scendono in sciopero, il 29 marzo scendono in sciopero i lavoratori del cantiere Odero di Sestri. Il 1° luglio scioperano i lavoratori del proiettificio Ansaldo, lo stabilimento Fossati, le Officine ferroviarie liguri, si sciopera anche alla Fonderia Ansaldo di Pegli, alle Ferriere di Prà, nei giorni successivi lo sciopero si estende alla S. Giorgio, allo Stabilimento Koerting. Il 30 agosto ad eccezione delle maestranze di Genova aderenti alla Camera del Lavoro riformista, tutte le altre Sampierdarena, Rivarolo, Bolzaneto, Cornigliano, Prà, Voltri, Savona, Vado Ligure, si sono dichiarate solidali e pronte ad associarsi allo sciopero generale qualora fosse proclamato da quelle di Sestri Ponente. Il 17 ottobre le rappresentanze operaie degli stabilimenti metallurgiche di Sestri, Prà, Bolzaneto, Sampierdarena e Genova non ritengono opportuno lo sciopero. A Roma, intanto, il governo emana il decreto luogotenenziale che dichiara lo stato di guerra nella provincia di Genova (ossia, tutta la Liguria meno la provincia di Porto Maurizio). L’agitazione degli operai metallurgici liguri viene così stroncata.

 1918  Organizzazione

Nel Genovesato gli operai organizzati aderivano in parte alla Camera del Lavoro riformista di Genova, in parte a quella sindacalista di Sestri Ponente; un’altra parte non aderiva né all’una né all’altra e faceva capo alle organizzazioni di categoria di diversa ispirazione. La categoria di lavoratori più numerosa era quella dei metallurgici, che assommavano a 70 mila, in grandissima parte occupati negli stabilimenti della Società Ansaldo. Secondo un rapporto del prefetto di Genova al ministero dell’Interno, alla data del 1° novembre 1918, gli operai metallurgici organizzati erano oltre 24mila, così ripartiti: 9.650 (9.050 di Genova e 600 di Sampierdarena) erano iscritti alla Camera del Lavoro confederale del capoluogo, ma non alla FIOM, 250 a Cornigliano aderivano alla CdL di Genova e anche alla FIOM; 3.850 (2.650 di Voltri, 100 di Rivarolo, 300 di Bolzaneto e 800 di Pontedecimo) erano iscritti soltanto alla FIOM; 6.365 (5.965 di Sestri Ponente, 250 di Sampierdarena, 150 di Cornigliano) appartenevano al Sindacato metallurgico e alla CdL sindacalista di Sestri, 4000 di Sampierdarena e Cornigliano erano organizzati dall’Unione metallurgica aderente all’Unione italiana del Lavoro; 150 appartenevano ad un sindacato cattolico. Quanto ai 4.000 aderenti all’Unione metallurgica, nel giro di due mesi, essi passarono, salvo pochissimi, alla FIOM, in seguito a un intenso lavoro svolto da quest’ultima.

1919-20  Lotte – Organizzazione

A Sestri Ponente in occasione di una agitazione dei lavoratori del Genovesato, si iniziò a sperimentare l’introduzione dei Consigli di Fabbrica, mentre a Genova e Sampierdarena i lavoratori restarono in attesa che la Camera del Lavoro genovese e la FIOM seguissero la consueta procedura burocratica. Così commentava Il Lavoro martedì 17 febbraio:
Sostanzialmente la massa operaia sestrese ha seguito ogni linea di condotta ad essa indicata dai suoi dirigenti e cioè entrare nelle officine e nei cantieri, astenendosi però di lavorare se il personale dirigente persiste a rimanere in funzione; accingersi in caso contrario al lavoro, costituendo lì per lì il “Consiglio di fabbrica”, che assuma il comando tecnico e disciplinare dei vari reparti. In tal guisa si intenderebbe dire ai dirigenti: “se volete comandare, fateci rispettare; altrimenti non lavoriamo se non vi allontanate”.
Anche la mattina del 18, mercoledì, gli operai entrarono negli stabilimenti e, come scrisse il quotidiano riformista, ripresero tranquillamente e disciplinatamente il lavoro.
Anche oggi come ieri gli operai si presentarono al lavoro nei diversi stabilimenti […] Gli operai, come ieri, penetrarono malgrado il presidio di sodati, negli opifici serrati e iniziarono il lavoro. Lavoravano così nell’ex-proiettificio Ansaldo, nell’ex-stabilimento Fossati e nella fonderia Ansaldo a Moltedo sotto la direzione e la sorveglianza dei loro Consigli di fabbrica. Il lavoro si svolgeva calmo, regolarmente. Nessun incidente era sorto, tanto che i comandanti della forza pubblica preposta a tutela degli stabilimenti avevano persino osservato che era perfettamente inutile la permanenza negli stabilimenti. Nell’ex-stabilimento Fossati, anzi, in direzione si trovava il direttore ing. Canepa, il quale sbrigava tranquillo il suo lavoro, senza molestia alcuna. Ma il principio della proprietà doveva essere salvo.
E le autorità lo salvarono inviando vari commissari di polizia, con alcune centinaia di guardie regie, ad intimare agli operai lo sgombero delle officine. In tutti gli stabilimenti di Sestri, dopo la intimazione della polizia, gli operai uscirono senza che avvenissero incidenti. Invece alle fonderie Ansaldo di Moltedo, dove grida e fischi accolsero l’arrivo delle guardie regie, queste imbracciarono i moschetti e, senza intimazioni di sorta, spararono; gli operai risposero con una sassaiuola, al che le guardie ripresero il fuoco verso operai ed operaie ammassati nel cortile: parecchie donne svennero e quattro operai rimasero feriti.

1920  Assalto fascista alla Camera del Lavoro di Sestri.

Si svolge a Genova dal 20 al 24 maggio il Convegno Nazionale della Fiom. Circa i Consigli di Fabbrica il convegno espresse l’opportunità che in futuro l’istituzione dei Commissari di reparto potesse servire ad evitare gli errori di “azioni locali avulse dall’azione e dal movimento generale della Federazione” attribuendo alla dirigenza la responsabilità dell’azione di classe dentro e fuori della fabbrica. Nettamente diversa rispetto alla concezione consiliare di Gramsci.
Nel Genovesato proseguì l’occupazione delle fabbriche e la borghesia fu risoluta ad una lotta senza quartiere per schiacciare il movimento operaio. La reazione padronale favorì la nascita delle squadre fasciste che usarono violenza come ad esempio a Sestri, la sera del 4 luglio, verso le 22,45, squadre fasciste, dopo aver commesso atti di violenza contro operai isolati, mossero all’attacco della Camera del Lavoro, che da tempo era costantemente presidiata dai lavoratori. Quella sera vi si trovavano un centinaio di operai, sindacalisti, comunisti, anarchici, pronti alla difesa. Ebbe così inizio nella notte una battaglia, alla quale carabinieri e poliziotti, che avevano assistito senza intervenire all’avvicinarsi dei fascisti, presero parte a fianco di questi ultimi; più tardi sopraggiunsero da Genova rinforzi di guardie regie. Nel corso della battaglia furono sparati non meno di 2.500 colpi di moschetto e di rivoltella, furono lanciate numerose bombe a mano ed entrarono in azione tre autoblindate: nonostante questo spreco di munizioni, vi furono solo quattro feriti, tutti fascisti. Dopo aver resistito fino all’alba del giorno successivo i difensori, esaurita ogni possibilità di resistenza, riuscirono per la massima parte a lasciare l’edificio, sfuggendo all’accerchiamento, e a mettersi in salvo: soltanto nove di essi furono arrestati quando gli assalitori occuparono lo stabile abbandonato. Tutto quanto si trovava alla Camera del Lavoro venne distrutto dai fascisti, che poi appiccarono il fuoco ai locali.

1925   Scioglimento delle Federazioni

Con lo sciopero del marzo del 1925 si concludeva l’attività organizzativa della FIOM. Di lì a poco il Patto di Palazzo Vidoni sancirà la fine del sindacalismo “giolittiano” e si apriva una lunga parentesi storica. Sia nel Convegno interregionale di Milano (15 febbraio 1925), dove lo scontro tra la tendenza comunista e quella riformista si faceva ancora più duro e dove le diverse ipotesi per il futuro non trovarono omogeneità organizzativa (i comunisti sono per i Comitati di agitazione quale primo passo per la clandestinità, i riformisti già intravedevano la prospettiva dello scioglimento), che nel successivo convegno delle Federazioni nazionali professionali e per industria del 20-21 agosto 1925, dove la segreteria della CGDL procedeva allo scioglimento di quasi tutte le federazioni – eccettuata la FIOM e poche altre – creando la Federazione mista, non si intravede più un terreno specifico per il movimento sindacale socialista. Le riunioni,  i convegni locali prendono ormai le misure per il definitivo scioglimento; per i comunisti la supplenza del partito in campo sindacale e creazione, come già accennato, dei Comitati di agitazione di fabbrica che agiscono in situazione di clandestinità; per i socialisti riformisti e massimalisti, il partito non può offrire nemmeno la supplenza al sindacato e la crisi politica e sociale li costringerà sin d’ora all’esilio o alla vita privata.

1927   Riorganizzazione nella Clandestinità

Nel luglio, a otto mesi dall’emanazione delle leggi speciali e del tribunale speciale, il movimento comunista ed i residui del movimento sindacale sono attivi all’Ansaldo, alle Acciaierie, all’Ansaldo Meccanico, alla S. Giorgio lo testimonia la diffusione di tre numeri di Battaglie Sindacali e di due numeri di Soccorso Rosso. Alla S. Giorgio viene diffuso un giornale interno dell’officina.
Il processo di logoramento, la dispersione organizzativa, il disorientamento complessivo dei lavoratori erano in atto già da tempo, ed il deliberato del 4 gennaio con cui si dichiarava sciolta l’organizzazione sanciva solo un dato di fatto. A Genova occorreranno cinque mesi di lavoro clandestino per ritessere faticosamente i rapporti con un numero sufficientemente rappresentativo di luoghi di lavoro, che giustificasse la ricostruzione della locale Camera del Lavoro. Ne dà notizia un rapporto della sezione organizzativa del partito, in data 1 agosto 1927, precisando che al convegno costitutivo avevano inviato i loro delegati i seguenti gruppi sindacali di fabbrica: Cantiere di Riva Trigoso, Stabilimenti Tessili di Lavagna, Ansaldo di Sampierdarena, Cornigliano e Sestri Ponente, Odero di Sestri Ponente, Fonderia Isola di Prà, Oleifici Nazionali di Rivarolo, Vagonificio di Fegino, S. Giorgio di Sestri Ponente, portuali di Genova e Sampierdarena. A testimoniare però quante illusioni stessero dietro il tentativo di creare un’organizzazione sindacale di massa in condizioni di clandestinità, sta il fatto che la rinascente Camera del lavoro subiva i colpi della repressione già all’atto della sua costituzione: all’appuntamento mancavano i rappresentanti di Genova città, poiché l’elemento che doveva accompagnarli al convegno era stato arrestato la sera precedente.
Gli effetti pratici della scelta di dare vita alla CGIL clandestina, fermo restando il valore politico, il significato di sfida e di incoraggiamento a non abbandonare la lotta, si riducono all’opera di reclutamento, alla distribuzione delle tessere, alla riscossione delle quote di iscrizione – che tuttavia sono di poco superiori a quelle del partito e con esse in gran parte coincidono – oltre che alla diffusione dell’organo della Confederazione Battaglie Sindacali, stampato alla macchia.
Il numero di settembre u.s. del libello comunista “Avanguardia”(anno 21° n. 7), stampato alla macchia, riportava in terza pagina una diffusa relazione sulla Conferenza giovanile d’officina tenutasi a Genova e precisamente (come oggi abbiamo accertato) nelle vicinanze di Rivarolo. La Questura, pur ritenendo in gran parte esagerate le forze comuniste in provincia, di cui è cenno nel citato libello, non dissimulò la gravità della cosa e decise di agire con la massima celerità e con la massima energia.
I dati che suscitavano le preoccupazioni della questura si riferivano alla presenza alla riunione di cinquanta giovani operai “comunisti, senza partito, cattolici e anarchici”, delegati di ventisei stabilimenti di cui i più importanti erano: Società Anonima Ligure Lombarda, Raffinerie Zuccheri, Cantieri Savoia, Trafileria Delta, Cardoneria Nazionale, Stabilimento Meccanico Odero, Stabilimento Meccanico Ligure, Vittoria Ansaldo, Meccanica Ansaldo, Ferrovie di Voltri, Fonderie Osasta, Società Anonima Lavori del Porto; in totale gli operai rappresentati erano circa settemila.

1933  Industrializzazione - Nascita dell'IRI

Il 23 gennaio viene costituito l’I.R.I. – Istituto per la Ricostruzione Industriale e nel 1935 avviene la cessione dei reparti siderurgici dell’Ansaldo alla Società Italiana Acciaierie di Cornigliano (SIAC).

1936  Clandestinità

In un promemoria al capo della polizia, del 13 settembre 1936, in questore di Genova metteva in evidenza una situazione di fermento tra gli operai ponendola in relazione con gli avvenimenti internazionali (governo di Fronte popolare in Francia, situazione della Spagna) e sottolineando con particolare preoccupazione il fenomeno delle assemblee e degli “improvvisati oratori” che prendevano la parola per avanzare rivendicazioni con inconsueta vivacità. Anche se tale fenomeno veniva per il momento attribuito in prevalenza alla eccessiva tolleranza del segretario dell’Unione sindacale dei lavoratori dell’industria, l’ingegner Massimino, convinto che fosse meglio dare libero sfogo alla manifestazione delle esigenze operaie per poterle meglio controllare. Ma il prolungarsi della situazione anche al di là dell’assunzione da parte di Massimino di una condotta più cauta, spinse le autorità di polizia ad intensificare la vigilanza e la repressione. All’inizio del 1937 una operazione in grande stile condusse all’arresto di molti protagonisti dell’attività cospirativa e del lavoro legale, tra cui spiccavano Luigi Grassi, responsabile del partito in Liguria, Raffaele Pieragostini, Giuseppe Lantero (che diverrà più tardi, nel dopoguerra, segretario provinciale della FIOM) allora fiduciario sindacale dello stabilimento Morteo.

1937  Industrializzazione

Il 2 luglio l’IRI costituisce la  Società Finanziaria Siderurgica – Finsider – che viene in possesso dell’intero pacchetto azionario della SIAC, dell’Ilva Alti Forni e Acciaierie d’Italia, Società Terni e Dalmine.

1939   Industrializzazione

A Genova Cornigliano, ad iniziativa della SIAC viene avviata la costruzione di uno stabilimento con cielo altoforno-acciaieria Thomas per la produzione di semilavorati da laminare in stabilimenti del gruppo.

1943  Dalla clandestinità alla ricostruzione della CGIL - Patto di Roma

Nel giugno 1943 Giuseppe Di Vittorio in rappresentanza delle correnti comuniste, Achille Grandi democristiano, Emilio Canevari socialista sottoscrivono il patto di unità sindacale (Patto di Roma) per la costruzione di un sindacato unitario, la CGIL, articolato in Federazioni nazionali di categoria.

1945 24 aprile 1945

Insurrezione di Genova. I lavoratori difendono le fabbriche ed il Porto. Il Generale tedesco Meinhold firma la resa nelle mani dell’operaio Remo Scappini.

1946-50 Industrializzazione

Inizia l’opera di ricostruzione della siderurgia che porta il nome della Finsider “Oscar Sinigaglia”. Nel 1951 la SIAC affida la ricostruzione e l’ampliamento dello Stabilimento di Cornigliano.

 

1945   27 aprile – organizzazione

Costituzione della nuova Camera del Lavoro con insediamento della commissione provvisoria di cui fa parte Giovanni Mariani, sindacalista, metallurgico.
La Commissione invita i lavoratori all’adesione al sindacato, la risposta fu forte e alla fine del 1945 gli iscritti ai metalmeccanici erano 68.348 pari 55% dei tesserati dell’industria ed al 30% del totale.

1945 5 luglio – Lotte

Scioperano per primi gli operai dell’Ansaldo Meccanico e dell’Allestimento Navi poi l’agitazione si estende a tutte le fabbriche di Sampierdarena, Cornigliano, Rivarolo. Si giunge ad un accordo che stabilisce adeguamenti salariali per operai ed impiegati dell’industria metalmeccanica della provincia, in seguito estesi a tutte le categorie.

1946  Organizzazione

Dal 5 al 9 dicembre a Torino si svolge il 1° Congresso unitario della FIOM. Alla segreteria del congresso per la FIOM di Genova viene eletto Lantero. I lavoratori metallurgici erano 630.000.
La mozione unitaria della delegazione di Genova viene presentata da Pizzorno. Intervengono il compagno Mariani di Sestri Ponente, il compagno Pastorino ed il compagno Scala.
Il presidente annuncia l’intervento dell’On. Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della CGIL.
Il nuovo Comitato Centrale elegge a Segretario Generale l’on. Roveda.
I due ordini del giorno presentati dalla delegazione di Genova:
“La delegazione della provincia di Genova tiene a sottoporre al Congresso il problema delle condizioni igieniche delle attrezzature nelle fabbriche, officine e stabilimenti industriali. Da una inchiesta eseguita dal Comitato Direttivo della FIOM di Genova, è risultato che nella stragrande maggioranza delle aziende, queste attrezzature o mancano del tutto o non hanno i requisiti necessari a soddisfare le minime esigenze che si addicono ad uno stato civile e per  conseguenza risultano dannose alla salute dei lavoratori. Su oltre 600 fabbriche tra grandi e piccole, solo una è risultata avere gli spogliatoi, le docce e l’infermeria allo stato igienico richiesto dalla legge. Tutte le altre o mancano totalmente di queste attrezzature, oppure erano nello stato per cui se non si pone rimedio, possono portare grave nocumento alla salute dei lavoratori ed in special modo ai giovani.
La delegazione genovese conscia dell’importanza che riveste questo problema che, restando insoluto, può portare al diffondersi di malattie contagiose quali la tubercolosi, invita il nuovo Comitato Centrale che verrà eletto dal Congresso ad interpretare un’energica azione affinchè in tutte le fabbriche ed officine d’Italia vengano installate in perfette condizioni igieniche infermerie, docce, spogliatoi e refettori, necessari alla tutela fisica dei lavoratori”.
Lavoratori metallurgici italiani, all’atto di iniziare i lavori del primo Congresso Nazionale unitario che si svolge in piena libertà per la riconquistata democrazia: mentre rilevano che questo è il risultato della lotta condotta con tenacia dai lavoratori metallurgici durante oltre 20 anni contro la tirannide fascista: prima che in secondo tempo, in alleanza con le forze dei grandi paesi democratici durante la guerra combattuta per l’affermazione della democrazia in tutto il mondo. Considerando che per il trionfo dei suddetti principi, milioni di lavoratori sono caduti nella cruenta lotta contro il fascismo in tutti i paesi; sentono il dovere di elevare in nome di questi caduti, la loro indignata protesta contro il regime fascista in Ispagna e contro quello monarchico e fascista in Grecia. Mentre inviano ai lavoratori di questi due paesi il loro saluto solidale e fraterno. Riaffermano la loro decisa volontà di sostenere con tutte le loro forze ed i mezzi a loro disposizione la lotta che essi conducono per la riconquista della libertà e l’indipendenza del loro Paese”.

1946  Settembre- Occupati

L’industria meccanica e metallurgica comprende 65.685 lavoratori suddivisi in 59.997 operai e 5.778 impiegati. Le aziende IRI-Ansaldo occupano 39.189 addetti, le siderurgiche SIAC 5611, Ilva 4.156. Tre sono le società private con più di mille dipendenti: Piaggio, Bruzzo (2.000 dipendenti), S. Giorgio (8.260 dipendenti ed il 5 ottobre passerà all’IRI).

1946/47  Consigli di Gestione e Commissioni Interne – Comitati di agitazioni

Il sindacato e le commissioni interne spinte da nascenti Comitati di Agitazione (liberamente formatisi tra i lavoratori) impone a Pizzorno (segretario FIOM) di dichiarare che la situazione è molto grave e che occorre prendere una posizione netta. Le Commissioni interne danno le dimissioni perché non riescono a frenare gli operai. Gli operai non vogliono che gli industriali siano dei padroni, ma datori di lavoro. Inoltre Pizzorno denuncia il sabotaggio dell’incremento industriale e la minaccia che gli operai agiscano per conto proprio. Perciò chiede che si faccia una grande dimostrazione che dia la sensazione della forza dei lavoratori.
Novellini (facente parte della Commissione interna dell’Ansaldo) afferma che le richieste presentate al prefetto non furono fatte a caso o per semplice capriccio, ma che pervennero da 30.000 operai e che le Commissioni interne altro non sono che l’espressione delle masse. Egli fa notare del resto, che il costo della vita sta troppo aumentando e che del resto detti aumenti erano venuti ancora prima del concesso adeguamento salariale. L’oratore  fa quindi notare che gli operai sono disposti a fare dei sacrifici come viene loro richiesto ma desiderano essere equiparati ai lavoratori dell’Italia del Sud. Del resto essi non rivendicano affatto delle sproporzionalità (sic) ma semplicemente i loro diritti.

1947-48 Si incrina l’unità

Nel febbraio si svolge il 1° Congresso della Camera del Lavoro: vengono designati gli organismi di fatto dai partiti (10 membri PCI, 6 PSI, 4 DC, 2 Comunisti Libertari, 1 PRI) aprendo lo scontro tra due mozioni su questioni quali: rapporto tra sindacato e la politica-diritto di sciopero – uffici di collegamento – serrate.

1948-49 Lotte – Scissione sindacale

Il 14 luglio 1948 viene ferito gravemente Palmiro Togliatti Segretario del PCI. A Genova la reazione dei lavoratori delle fabbriche è immediata (blocchi stradali, attacco alle autoblindo della polizia, alla questura e alla prefettura). La decisione di proseguire lo sciopero, presa a maggioranza della CGIL, diventa il pretesto per consumare la scissione sindacale.
Intanto si stava consumando l’unità sindacale. La FIOM, al 2° congresso provinciale (luglio 1949, ad un anno dalla scissione poteva contare su 59.896 iscritti, contro i 65.704 pre divisione sindacale.

1949  2° Congresso Provinciale FIOM - I collettori

Il 16/17 luglio si tenne il Congresso Provinciale FIOM. La relazione fu tenuta da Giuseppe Lantero che tra i temi del congresso (Piano Marshall) denunciava la pressione operata da Confindustria per non trattenere i contributi sindacali . La FIOM supera la difficoltà con i “collettori”, che così Lantero li individuava: “difatti se il collettore avvicina gli organizzati ed è in grado di sentire il polso del loro attaccamento all’organizzazione, deve essere anche in grado di alimentare tale attaccamento, mediante una costante attività di divulgazione dell’opera quotidiana dell’organizzazione, mediante un costante lavoro di chiarificazione di ogni malinteso, di ogni incomprensione. Il collettore deve anche saper fare da portavoce dei desideri degli organizzati presso l’organizzazione".

1946-49 Crisi occupazionali e nuove attività produttive

Una crisi considerevole subiscono le industrie meccaniche; le industrie metallurgiche invece incrementano l’occupazione.

OCCUPATI IN ALCUNE AZIENDE FINSIDER (‘46-60)

 

1-1-1946

1-1-1948

1-1-1955

1-1-1956

1-1-1958

1-1-1960

Siac

5.965

5.645

3.747

3.696

3.594

3.424

Sci

------

------

3.275

4.330

5.927

6.275

Morteo

604

773

658

641

433

315

Sanac

------

-------

284

277

323

332

 

OCCUPATI FINMECCANICA DI GENOVA (‘46-60)

 

 

 

 

 

 

  

Ansaldo

29.139 

21.473 

13.074

13.155

13.213

12.321

Ans. S. Giorgio

-------

--------

3.868

4.657

4.657

3.518

Ansaldo Fossati

-------

--------

1.714

1.690

1.446

19

Ansaldo Coke5

-------

237

226

216

221

230

Delta6

-------

--------

719

741

825

776

Oto di Sestri7

428

372

------

------

------

-------

Oto le Grazie

391

349

------

------

------

-------

Cavalleri

52

52

------

------

------

------

S. Giorgio10

8.679

7.711

------

------

------

------

N.S. Giorgio11

------

------

1.740

1.743

1.327

1.185

Off. Mecc. Riv.12

------

------

888

------

------

------

Fond S.Giorgio13

------

------

173

173

210

301

Aghi zebra S. G.

------

------

104

104

139

-------

Marconi15

------

------

562

603

654

------

 

2 Tra i dipendenti Ansaldo sono calcolati anche i dipendenti del Cantiere Muggiano di La Spezia, incorporato nel 1949.

3 Costituita nel dicembre 1949.

4 Costituita nel settembre 1949 e praticamente liquidata nel 1958-59.

5 Costituita nel settembre 1947.

6 Costituita nell’ottobre 1949.

7 Liquidata nel novembre 1952.

8 Liquidata nel novembre 1953.

9 Liquidata nel gennaio 1952.

10Liquidata nel giugno 1954.

11Costituita nel giugno 1954 in seguito alla liquidazione della S. Giorgio.

12Costituita nel giugno 1954 in seguito alla liquidazione della S. Giorgio e poi incorporata nel luglio 1955 nell’Ansaldo S. Giorgio.

13Costituita nel giugno 1954 in seguito alla liquidazione della S. Giorgio.

14Costituita nel giugno 1954 in seguito alla liquidazione della S. Giorgio, e successivamente ceduta ad un gruppo privato (attuale Torringhton).

15Entrata nel gruppo Iri nel gennaio 1952 e successivamente ceduta ad un gruppo privato.

1949-51 Lotte – Colata della pace

La lotta contro i piani di ristrutturazione di Finmeccanica si catalizzò attorno alla S. Giorgio ed il 4 febbraio 1950 sfociò nell’occupazione della fabbrica, che durò 82 giorni. Il 30 maggio la direzione dell’Ansaldo comunicò alla commissione interna la decisione di licenziare 4.500 lavoratori; con la crisi dell’Ilva e Bagnara ipotizzava 12.000 licenziamenti.
Fu una stagione di grandi lotte e iniziative per generosità e passione politica, in cui la FIOM ne fu con uomini e organizzazione, protagonista. Tra le tante, venne lanciata dagli operai dell’ILVA di Bolzaneto la raccolta di rottame per realizzare la famosa “COLATA della PACE”, ultima grande colata del forno Martin, per collegare la lotta per l’occupazione con la più generale lotta per la pace. La colata avvenne 24 marzo 1951 alla presenza della popolazione di Bolzaneto: con la “Colata della Pace”  si chiudeva la lotta degli operai dell’Ilva.
Sciverà Antonio Giolitti su Rinascita:
Ci sono i mirabili esempi di Genova, di Savona, di Reggio Emilia, è vero: e la nave dell’Ansaldo, il trattore delle Reggiane, il forno Martin dell’Ilva sono assunti a simboli gloriosi delle nuove lotte degli operai italiani per il lavoro e produzione. Ma anche lì, l’iniziativa è partita dall’avversario.

1952  Organizzazione

Il 20-27 luglio si svolge il III° Congresso provinciale della FIOM. Lantero nella relazione ricordava:
su 104 aziende metalmeccaniche in ben 77 con 26.332 lavoratori la Commissioni interne presentarono unilateralmente la carta rivendicativa che non comprendeva solo le richieste di aumento salariale, ma numerose altre rivendicazioni di carattere aziendale: passaggi di categoria, revisione dei tempi di cottimo, miglioramento trattamento mensa, aumento premio di produzione impiegati, aumento di merito, indennità lavori nocivi e disagiati, miglioramento impianti igienici; soprattutto ricordiamo le richieste di modernamento impianti, di assunzione di mano d’opera giovanile e adulta, perché chiaramente ispirate alla politica produttivistica dei lavoratori”.

1952-53 Industrializzazione

Viene avviato l’intero ciclo produttivo siderurgico della Società Cornigliano denominato “Oscar Sinigaglia”. Nel 1952 per il coke, preparazione minerale e centrale termica, nel 1953 altoforni, acciaieria e laminati a caldo. Nel 1955 laminati a freddo; l’introduzione del ciclo integrale significò la chiusura della vecchia Ilva (3000 addetti a Genova e 4.500 a Savona) ed il ridimensionamento della SIAC che passò in breve tempo da 6000 addetti a 3.500.
Nel 1953 entrò in vigore il trattato CECA-COMUNITA’ EUROPEA del CARBONE e ACCIAIO e nel 1956 viene istituito il Ministero delle Partecipazioni Statali.

1955  Organizzazione

Si svolge il V Congresso Provinciale della FIOM. La relazione del segretario Giuseppe Lantero si sofferma sui temi della lotta contro lo sfruttamento, per la difesa delle libertà sindacali, per i miglioramenti salariali, l’indennità di mensa. Ribadiva che l’obiettivo primario del movimento sindacale consiste nel distacco delle aziende IRI della Confindustria.

1956   Organizzazione

Si tiene a Genova il 4 e 5 febbraio il XII Congresso Nazionale della FIOM. Il Segretario Generale Agostino Novella sottolinea l'importanza della lotta per il distacco dell'IRI dalla Confindustria, ribadendo la convinzione che la lotta per l'IRI era "un aspetto generale della lotta contro i monopoli".

1957   Lotte

Il 23 maggio si effettua il primo sciopero generale dei lavoratori del settore siderurgico. La vertenza dei siderurgici per la riduzione dell'orario di lavoro fu la prima importante esperienza di iniziativa sindacale a livello settoriale.

1960   Accordi sindacali

Nei primi mesi del '60 la Fiom giunse a una regolarizzazione della situazione sindacale allo Sci di Cornigliano, in seguito all'accordo separato stipulato poco prima tra la direzione, la Cisl e la Uil. Tale accordo, relativo all'applicazione degli aumenti contrattuali del '59 alle paghe di piazza esistenti alla Cornigliano, violava la procedura prevista dal contratto nazionale relativamente al concorso di tutte le organizzazioni sindacali alla formulazione delle paghe di piazza. In seguito all'accordo stipulato a Roma tra la Fiom e l'Intersind per la formalizzazione dei rapporti sindacali allo Sci (28 gennaio 1960), la Fiom apponeva la propria firma all'accordo aziendale separato. Con questo accordo la Fiom riusciva a forzare il tradizionale atteggiamento discriminatorio della direzione dello Sci, conquistando il diritto di essere considerata come un interlocutore contrattuale al pari delle altre organizzazioni sindacali. Del resto questo diritto corrispondeva a una realtà di fatto già esistente nell'azienda: con l'elezione per il rinnovo della Commissione Interna del 1960, la Fiom avrebbe ottenuto il 30,8% dei voti (1959: 24,4%) contro il 52,7% della Cisl (1959: 58,9%) ed il restante 17% suddiviso tra la Uil e gli arrighiani (i Lld erano comparsi a Genova nel 1959, in seguito ad una scissione a destra della Cisl).

1960   Le giornate di Genova

Al giugno 1960 si giunse in una situazione tesa e ulteriormente deteriorata dai continui colpi di mano padronali e governativi nei confronti dell'economia cittadina. L'ultimo episodio del bacino galleggiante dell'Oarn si veniva ad aggiungere alla smobilitazione del Fossati ed ai licenziamenti dell'Ansaldo San Giorgio, in una situazione politica generale contraddistinta dall'inserimento della destra fascista nella compagine governativa e nell'amministrazione comunale (la giunta comunale sostenuta dal Msi, sarebbe crollata solo pochi mesi prima dell'estate del '60).
Le giornate di Genova, dunque, non furono solamente le giornate del risveglio della passione antifascista e del rifiuto popolare della svolta reazionaria apertasi con il gabinetto Tambroni. Furono anche il risultato del progressivo sommarsi di nuovi conflitti determinati dallo stato di abbandono e di incertezza dell'economia genovese, dall'assenza di sicure prospettive di sviluppo dei settori produttivi, dai continui attacchi all'occupazione, dalla sostanziale subordinazione dei gruppi dirigenti Dc locali ai diktat ed alle promesse non mantenute dell'Iri e del governo. Furono però anche il frutto della maggiore vivacità dell'iniziativa di classe degli ultimi due o tre anni, della più capillare presenza delle organizzazioni operaie nei luoghi di lavoro, della nuova fiducia dei lavoratori nella propria forza e nelle proprie organizzazioni. Non va certamente dimenticato il peso determinante esercitato dalle tradizionali roccaforti dei partiti di sinistra e del sindacato di classe (porto, aziende meccaniche, quartieri rossi della periferia operaia): qui non si erano mai affievoliti, nonostante i lunghi anni di arretramenti e di sconfitte, i valori dell'antifascismo; e non era mai venuta meno la consapevolezza del ruolo insostituibile del movimento operaio per la difesa ed il rafforzamento della democrazia.
Alla tradizionale fermezza nella difesa dei valori di libertà si aggiunse una nuova tensione politica, una più fresca disponibilità alla lotta. Ai tradizionali protagonisti di innumerevoli battaglie operaie e democratiche si unirono nuovi protagonisti, nuovi soggetti politici. Furono i giovani l'avanguardia militante delle giornate di Genova, furono i "ragazzi dalle magliette a strisce" a reggere e a contrastare con durezza i caroselli furibondi della "Celere", a intimidire seriamente quanti volevano in quei mesi intraprendere l'incerta strada dell'avventura reazionaria. A questo proposito ricordiamo un dato di cronaca che ci pare pregnante di significato: dei cinquanta arrestati durante gli scontri del 30 giugno (si tratta pur sempre di un "campione" politicamente rappresentativo) solo una piccola minoranza era costituita da operai metalmeccanici, portuali e marittimi. La maggioranza era composta da manovali, artigiani, commessi, negozianti, disoccupati. L'età media degli arrestati era di 28 anni: la metà non aveva più di 25 anni.Possiamo dunque concludere sottolineando quelli che a nostro parere furono gli elementi caratterizzanti delle giornate di Genova: la dimensione "sociale" dello scontro e il realizzarsi di una positiva fusione tra l'esigenza di riscatto politico della classe operaia e la mobilitazione dei giovani, dei disoccupati, dei vari strati popolari emarginati e immiseriti dalla progressiva contrazione delle risorse economiche, produttive e occupazionali della città.

1960   30 giugno

Piazza De Ferrari è di nuovo gremita. Sono le 17 quando, come scrissero l'indomani i giornali, all'improvviso si scatena l'inferno. Le camionette della Celere aggrediscono i manifestanti con violenza mentre, gli idranti cominciano a vomitare acqua. I comandanti partigiani presenti cercano inutilmente di evitare ciò che sta accadendo. Gli aggrediti sono giovani già provati il 25 giugno, e uomini di tutte le età e di tutte le professioni; la reazione comune è analoga, immediata. Una prima camionetta viene rovesciata e incendiata dinanzi alla sede della Società Italia, una seconda nel centro di Piazza De Ferrari, una terza all'imbocco di via Roma. Nove automobili private colpite dalle bombe lacrimogene vengono avvolte dalle fiamme. Le vie laterali a Piazza de Ferrari ed i vicoli di Porta Soprana sono disselciati. I dimostranti rispondono con la violenza alla violenza, ma rivelano di saper distinguere, anche quando l'ira divampa più alta, tra i mandanti e gli esecutori degli ordini: numerosi agenti feriti sono soccorsi e caricati sulle autoambulanze degli stessi antifascisti, un ufficiale colpito cade nella vasca piena di acqua, che è al centro della Piazza De Ferrari e viene tratto in salvo da alcuni giovani. Altri giovani scortano oltre il luogo ove infuria la mischia un capitano dei Carabinieri trovatosi isolato e lontano dai propri uomini. Alle 19 la battaglia sta assumendo proporzioni allarmanti. Un parlamentare comunista, l'on. Adamoli, tenta di mettersi in contatto con la prefettura e la questura. Un funzionario gli risponde che "è necessario dare una lezione".
Ma fu la "Celere" ad avere una terribile lezione; il bilancio della giornata parlava chiaro: centosessantadue tra funzionari, agenti ed ufficiali della "Celere" feriti e contusi contro una quarantina di feriti tra i dimostranti. Il primo luglio, vigilia del congresso neo-fascista, veniva attuato a Genova un nuovo sciopero generale di 24 ore. Finalmente dopo una giornata carica di tensione all'una del 2 luglio il prefetto Pianese annunciava al segretario della Cdl Bruno Pigna l'avvenuta sospensione del congresso del Msi. Lo sciopero generale previsto per il 2 luglio veniva immediatamente revocato. Di lì a qualche giorno la polizia sarebbe nuovamente intervenuta spargendo sangue a Reggio Emilia, Catania, Palermo e Licata.Travolto dallo sdegno del paese e abbandonato dalla stessa segreteria Dc, Tambroni avrebbe rassegnato le proprie dimissioni alla fine del mese di luglio.

1960-66 Industrializzazione

Viene utilizzato il raddoppio della potenzialità produttiva dello stabilimento siderurgico O. Sinigaglia, che ha esteso l'area occupata a 1,6 milioni di metri quadrati di cui 1,2 milioni guadagnati al mare e raggiunto una capacità annua di 1,7 milioni di tonnellate di ghisa e oltre 2 milioni di tonnellate di acciaio.

1962   Notizie

Varo a Sestri Ponente del transatlantico "Michelangelo" da 45.911 ton.. Con la gemella "Raffaello" costituirà l'ultima coppia di super-transatlantici di linea italiani.

1964   Organizzazione

Si svolge a Rimini dal 7 all'11 marzo il XIV Congresso Nazionale della Fiom. Per la delegazione genovese intervengono Ravaschio (Cantieri Ansaldo) Guido (Segretario Generale Fiom Genova) Baglioni (impiegato Siac), Mantero (Segreteria Fiom Genova). Vengono eletti quali membri del Comitato Centrale: Casalino Giovanni (Segretario Fiom Genova), Giusti Luciano (Segretario Fiom Genova), Guido Michele (Segretario Generale Fiom Genova), Laganà Teodoro (Ansaldo Meccanico), Mantero Angelo (Segreteria Fiom Genova), Ravaschio Davide (Cantiere Ansaldo); Montecchi Ugo (Consider) membro Sindaco Revisore; Ferretti Emilio (Ansaldo Delta) Collegio Proviviri. Guido Michele viene eletto nel Comitato Esecutivo Fiom Nazionale.

1966   Notizie

I cantieri navali di Sestri e La Spezia passano all'Italcantieri di Trieste con tutte le attività Ansaldo di costruzione navale.
A Genova si costituiscono: "Ansaldo Meccanico Nucleare" (con il Meccanico e la Fonderie di Multedo), "l'Ansaldo San Giorgio Compagnia Generale - Asgen" (con Ansaldo San Giorgio di Campi e Sestri, Cgl-Beni Strumentali di Milano, OTC di Monfalcone).
Si costituiscono inoltre "Costruzioni Meccaniche Industriali Genovesi - C.M.I." con ferroviario, carpenteria, utensileria e "Progettazioni Meccaniche Nucleare - P.M.N".

1966   Organizzazione

Il 5-6-7 ottobre si svolge a Desenzano sul Garda una discussione (tavola rotonda) a cui partecipano 21 dirigenti di S.S.A. (Sezioni Sindacati Aziendali) e 19 Segretari Provinciali Fiom. Per Genova partecipano Cosimo Casseddu  responsabile della Sezione Sindacale della SIAC ed Ezio Mantero della Segreteria Fiom Genova. Il tema del dibattito riguarda la sindacalizzazione della categoria, quindi l'adesione dei lavoratori al sindacato, che è cosa ben più complessa che aderire alla lotta, o partecipare alle elezioni di Commissioni Interna.

1966   Unità sindacale

Si attua la prima lotta contrattuale unitaria dai tre sindacati metalmeccanici. E' l'inizio di un vasto dibattito sul tema dell'unità sindacale che si concretizzerà nel 1972 con una diversa prospettiva (unità organica), ma con un compromesso (Patto Federativo). Il Patto Federativo rappresenta infatti, aldilà delle varie interpretazioni che se ne danno, l'accantonamento - di fatto - della prospettiva dell'unità organica in tempi certi e introduce un forte elemento di "stabilizzazione" nei rapporti tra le Organizzazioni Sindacali. Genova diede un forte contributo all'unità con la ripresa delle lotte articolate del 1968-69. Una nota della Fiom di Genova afferma "la contrattazione articolata è un fatto acquisito in tutta la sua importanza"e prosegue "la battaglia contrattuale non può cogliere il tutto, ma portare avanti le componenti principali e fondamentali del rapporto di lavoro, lasciando poi alla contrattazione articolata il compito di far avanzare "tutte" le componenti".
La critica alla Commissione Interna, prima e più importante struttura sindacale dentro la fabbrica, è drastica e parte dall'esame delle sue stesse prerogative, per rifiutarne il ruolo e la funzione mediatrice. "Il sindacato deve divenire una organizzazione di classe più democratica, gestita effettivamente dai propri aderenti e non sulla base di mandati fiduciari a lungo termine conferiti ad un ristretto gruppo dirigente".

1969    Organizzazione

Cresce l'iniziativa di base con una elevata partecipazione dei lavoratori alle lotte. Si costituisce la Consulta Provinciale Unitaria FIM -FIOM- UILM formata, oltre i tre direttivi, da rappresentanti eletti in tutte le fabbriche genovesi.

1970   Organizzazione

Si conclude la prima riunione unitaria dei Consigli Generali FIM FIOM UILM. Il 25-26-27-28 giugno si svolge l' VIII Congresso Provinciale della FIOM con la relazione del Segretario Generale Ezio Mantero dove si riafferma "la lotta per le riforme deve caratterizzarsi come prolungamento fuori della fabbrica".

1971-72 Unità Sindacale

Blocco degli iscritti al 31 dicembre 1970 e introduzione della delega unitaria. Gli iscritti "congelati" risultarono 17.264 Fiom, 11.193 Fim, 3.324 Uilm; oltre 3.300 unitari (dati a fine 1971). Contemporaneamente, oltre all'unificazione delle strutture di fabbrica, si portò a compimento l'unificazione delle strutture di fabbrica e l'unificazione delle strutture di zona (leghe, esecutivi di zona, ecc.).

1972    Nuova classificazione professionale

Il 26 maggio viene introdotta nel settore siderurgico a Partecipazione Statale una nuova classificazione professionale ed economica denominata inquadramento unico, superando notevoli differenze tra operai ed impiegati. Nel 1973 il rinnovo del C.C.N.L. nazionale dei metalmeccanici recepì nelle linee generali contenuti della nuova classificazione professionale.

1974   Industrializzazione

Si costituisce l'"Ansaldo Società Generale Elettromeccanica" comprendente gli stabilimenti Asgen, Meccanico e Meccanico Nucleare.

1974-75 Industrializzazione

La struttura dello stabilimento "Oscar Sinigaglia" che si articola su: due banchine, sei batterie di forni per coke, tre altiforni, sei forni martin-siemens da 250 tonnellate cadauno, blooming, treno laminazione a caldo, treno a freddo zincatura e stagnatura elettrolitica. Si inizia la trasformazione delle acciaierie (forni martin) in OBM con colata continua per bramme e installazione di un secondo treno di laminazione a freddo.

1975    Lotte

Il 15 giugno viene annunciato ufficialmente lo scioglimento anticipato e la messa in liquidazione della Società Torrington in cui operavano 530 lavoratori.
 Inizierà una lunga e difficile lotta per i lavoratori con l'occupazione della fabbrica con una significativa organizzazione interna; dalle scuole, alla attività politica e culturale, alla sottoscrizione e assegnazione dei contributi ai lavoratori con criteri definiti dal Consiglio di Fabbrica.
Il 6 novembre il Consiglio Comunale  approva l'atto di requisizione dell'azienda e contributi economici a favore dei dipendenti.
Anche la Provincia interviene con la concessione di contributi finanziari al C.d.F. Torrington e Pettinatura Biella - altra azienda occupata.

1977   Congresso

Dal 21 al 23 aprile si svolge il 19° Congresso Provinciale della FIOM Genova. La relazione svolta da Irno Palman, segretario responsabile FIOM, viene assunta all'unanimità nel documento conclusivo dal quale emerge la denuncia dell'acutizzarsi della strategia della tensione, la questione del costo del lavoro, la necessità della riforma fiscale, il mezzogiorno e la centralità della fabbrica quale cardine fondamentale della nostra strategia.

1979    Assassinio Guido Rossa

ll 24 Gennaio viene assassinato Guido Rossa. Un commando di brigatisti rossi, sparandogli quasi a bruciapelo numerosi colpi da due pistole diverse, in via Fracchia alle ore 6.40, ha messo in atto ciò che scrivevano nelle ultime risoluzioni le Brigate Rosse,  "lo scontro con i berlingueriani deve passare dal piano politico a quello militare". Guido Rossa operaio dello stabilimento Oscar Sinigaglia era un membro del Consiglio di Fabbrica, iscritto alla FIOM/CGIL, militante del P.C.I..

Il 27 gennaio si svolsero i funerali con una immensa partecipazione di popolo alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, del segretario dell'allora P.C.I. Enrico Berlinguer, dei massimi dirigenti sindacali Lama, Benvenuti, Pagani. Nell'ultimo saluto il C.d.F. affermava: "Guido Rossa è morto perchè altri non debbano più morire in questo paese. Cadendo Guido ci ha lasciato una bandiera della democrazia. Prendiamola strettamente in pugno, ci appartiene. Onoriamo così il compagno Guido Rossa nell'unico modo che lui stesso avrebbe voluto essere ricordato: da operaio, da delegato sindacale, da comunista".

La violenza
dovrebbe cessare
di essere
se solo guardasse
i colori
dei fiori
che dedichiamo
alle sue vittime.

               Franco Iovi

1979   Industrializzazione

A Campi entra in esercizio un forno elettrico da 12o tonnellate in sostituzione dei Forni Martin-Siemens.

1980   Convegno contro il terrorismo

Il 19 febbraio si svolge al Politeama Genovese un importante convegno "Contro il terrorismo per una strategia di cambiamento della società". Alla relazione svolta da Michele Guido a nome di CGIL-CISL-UIL  intervennero, oltre significativi membri del C.d.F., Ceschia Luciano della Federazione Nazionale Stampa, Dott. Almerighi Mario del Consiglio Superiore della Magistratura, Prof. Petter Guido dell'Università di Padova, Pierre Carniti Segretario Generale della CISL, Forleo Francesco del Sindacato di Polizia, Borrè Giuseppe di Magistratura Democratica, Sanfelice Felice della Federazione Provinciale CGIL-CISL-UIL concluse il convegno. Dal convegno emerse tra l'altro "il fenomeno terroristico in Italia ha un carattere che lo differenzia da altre esperienze similari. Esso non nasce con motivazioni ne nazionali di liberazione ed indipendenza ne con connotati politici e sociali definiti a priori". "L'armamentario ideologico di cui i terroristi si sono dotati è estraneo al movimento operaio e sindacale italiano nelle sue diverse articolazioni e per questo ci sentiamo di non condividere le posizioni di chi anche al nostro interno, di fronte ad analisi diverse dalla sua, cerca di risolvere il problema appiccicando etichette ora di antenato ora di fiancheggiatore. Certo la battaglia ideale, culturale e politica contro i terroristi deve cimentare con una elevata capacità di mimetismo, con l'uso di una fraseologia pseudorivoluzionaria in cui alcuni termini come compagno, comunismo, proletario, vengono mescolati ad atti di morte e di sangue, con una scelta degli obiettivi volta ad accreditare l'idea che il terrorismo comunque, è un fatto che sta dalla parte dei lavoratori". A Genova è stato colpito il primo magistrato, il primo giornalista, il primo funzionario di polizia, il primo carabiniere, il primo delegato sindacale.

1980    Industrializzazione

Con l'ingresso di Amn, Nira, Aerimpianti, Sopren e Sigen si completa il raggruppamento Ansaldo costituito da 10 società.
La Sopren detiene la licenza Westinghouse per la tecnologia di reattori ad acqua leggera in pressione. Ansaldo ne ha acquistato la maggioranza azionaria da Fiat nell'ambito dell'accordo Fiat-Finmeccanica del febbraio 1980. In questo modo il Raggruppamento Ansaldo assume la leadership nel campo delle centrali elettronucleari; infatti alla tecnologia della filiera ad acqua bollente (Bwr) che già aveva attraverso l'accordo di licenza General Electric/Amn, ha aggiunto quella dell'altra filiera ad acqua pressurizzata (Pwr), mentre attraverso la Nira detiene le tecnologie dell'acqua pesante e dei reattori veloci.
La società capofila del raggruppamento da "Ansaldo Società Generale Elettromeccanica S.p.A." diventa "Ansaldo S.p.A.".
Costituita a Napoli l'Ansaldo Trasporti (sistemi integrati di trasporto).
Entra in funzione a pieno regime la centrale elettronucleare di Caorso da 840 MW, prima unità di grande potenza costituita in Italia.

1980-81 Industrializzazione

Entra in esercizio la nuova acciaieria nello stabilimento O. Sinigaglia con due convertitori  OBM, la colata per bramme e si completa il raddoppio della laminazione a freddo.

1981   Industrializzazione

Nell'ambito del "progetto elettronica" il Raggruppamento Ansaldo tra le altre attività (Automazione e Controllo di processo, Automazione di fabbrica) avvia il settore dell'elettronica Biomedicale e nel 1982 stipula un accordo con la Hitachi Medical. Nel 1985 Ansaldo rinnova l'accordo con l'Hitachi che prevede che tutti i prodotti della Hitachi saranno venduti in Italia solo tramite marchio Ansaldo Elettronica Biomedicale.

1981   Organizzazione

Il 2-3-4 luglio si svolge il primo congresso comprensoriale di Genova, presso il Teatro del Cral Italsider e il 17-18-19 settembre, il secondo Congresso Regionale FIOM Liguria.
Ambedue le relazioni, G. Scarinci per il Comprensorio, G. Peri per il Regionale indicano nella introduzione la necessità "il rilancio della strategia  dell'unità nella F.L.M. e nel movimento sindacale".

1984    Industrializzazione

In ottemperanza alle disposizioni della Comunità Europea viene definitivamente fermato il laminatoio a caldo per coils dello Stabilimento O. Sinigaglia.
L'Ansaldo Impianti e Nira, società operanti nell'impiantistica confluiscono nella capofila Ansaldo S.p.A. sulla base delle decisioni IRI, si avvia la cessione dell'elettronica di segnale e della attività biomedicale.

1985   Industrializzazione

Con decorrenza dal 1° maggio viene conferita alla Società Consorzio Genovese Acciaio - Cogea - tutta l'area a caldo dello Stabilimento O. Sinigaglia.

1985   Congresso

Il 10-11 dicembre si svolge il 2° Congresso Comprensoriale della FIOM di Genova con la relazione del Segretario Generale Giorgio Scarinci incentrata su "Patto per il lavoro, unità e democrazia sindacale".

1986    Industrializzazione

IRI/STET acquistano da Farmitalia Carlo Erba la società Ote Biomedica Elettronica. Il 1° gennaio avviene la fusione tra Ote Biomedica ed Esacontrol Biomedicale. Nel 1989 Esaote Biomedica passa sotto il controllo di Finmeccanica.

1986   Organizzazione

Il 16-17-18 gennaio presso il Centro Civico di Sampierdarena si svolge il 3° Congresso Regionale FIOM Liguria. La relazione svolta dal Segretario Generale FIOM Liguria Mauro Passalacqua si incentra su "La FIOM per il lavoro tra presente e futuro".

1988   Industrializzazione

Il 12 maggio la società CO.GE.A. (Consorzio Genovese Acciaio) trasforma la ragione sociale in Acciaierie di Cornigliano con un nuovo assetto azionario sotto il controllo di maggioranza del gruppo Riva.
Per l'Ansaldo, in conseguenza del blocco definitivo delle attività nucleari con la cancellazione di circa 4mila miliardi di ordini e la contemporanea entrata in stallo delle nuove iniziative elettriche da fonti convenzionali, inizia una fase di crisi.
A novembre vengono definite le modalità per la chiusura dello stabilimento di Campi ad eccezione delle produzioni di cilindri e lamiere di qualità

........... continua .................


Le fonti: 
1) Documentazione FIOM Genova
2) La FIOM dalle origini al fascismo 1901-1924 
    a cura di Maurizio Antonioli e Bruno Bezza
3) Il sindacato in Italia 1908-1914
    di Idomeneo Barbadoro
4) Il sindacato in Italia dalle origini al 1908
    di Idomeneo Barbadoro
5) Storia della Camera del Lavoro di Genova - dalle origini alla 2° guerra mondiale
di G. Perrillo e C. Gibelli
6) Storia della Camera del Lavoro di Genova - dalla resistenza al Luglio '60
    di P. Arvati e P. Rugafiori
7) Guido Rossa, un nome, una vita
    a cura del C.d.F. Italsider Genova
8) Un sindacato allo specchio - la Fiom ligure in una generazione di militanti
    di Adele Maiello
9) Rapporto sulle partecipazioni statali
    Marsilio Editori
    a cura Ministero delle Partecipazioni Statali
10) Torrington: come si uccide una fabbrica libro bianco
      a cura del Comune di Genova